Siria: Russia evacua 52 civili dal Ghouta

Pubblicato il 12 marzo 2018 alle 17:39 in Russia Siria

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La Russia ha raggiunto un accordo con uno dei principali gruppi di ribelli siriani, Jaish Al-Islam, per iniziare l’evacuazione di 52 civili, tra i quali 26 bambini, dal territorio del Ghouta orientale.

Secondo quanto stabilito dall’accordo, raggiunto nella serata di domenica 11 marzo grazie alla mediazione delle Nazioni Unite, i militari russi avrebbero evacuato dall’enclave dei ribelli 52 abitanti del villaggio di Misraba, che sarebbero stati portati in un vicino campo profughi dove avrebbero ricevuto cure mediche.

L’evacuazione dei civili dal territorio fa parte della tregua imposta dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 24 febbraio. In tale occasione, l’organizzazione internazionale aveva imposto un cessate-il-fuoco della durata di 30 giorni in tutto il territorio siriano per consentire la distribuzione degli aiuti umanitari nell’area e le evacuazioni mediche. La tregua era stata imposto in seguito all’escalation di violenza che aveva colpito il territorio del Ghouta siriano nella settimana precedente, a partire da domenica 18 febbraio. La misura in vigore nel territorio siriano, tuttavia, non ha impedito il perpetuarsi degli scontri all’interno dell’enclave dei ribelli, che hanno violato il cessate-il-fuoco domenica 25 febbraio, poche ore dopo la sua entrata in vigore. Al fine di porre fine all’escalation di violenza e di permettere l’accesso degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche, lunedì 26 febbraio, Mosca aveva imposto una “pausa umanitaria”, che sarebbe dovuta entrare in vigore il giorno successivo, martedì 27 febbraio, e durare 5 ore, dalle 9:00 alle 14:00. Anche in questo caso, la tregua era stata immediatamente violata dagli scontri tra le forze governative e i ribelli. Un terzo tentativo era stato fatto dalla Russia, la quale, giovedì  1 marzo, aveva imposto una tregua giornaliera di 5 ore nel territorio siriano del Ghouta orientale, che è entrata in vigore nella mattinata di venerdì 2 marzo, ma, ancora una volta, non era stata rispettata. Lunedì 12 marzo, l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito che il bilancio delle vittime degli scontri tra le forze governative e i ribelli sarebbe salito a 1150 morti.

In merito al perpetuarsi degli scontri, il 4 marzo, il presidente siriano Bashar Al-Assad aveva dichiarato che avrebbe continuato a combattere il terrorismo e che l’operazione nel territorio del Ghouta orientale avrebbe fatto parte di questo progetto, di conseguenza le forze governative avrebbero portato avanti la loro missione, parallelamente alle operazioni di evacuazione dei civili. In questo senso, dunque, l’operazione dell’esercito siriano nel Ghouta non sarebbe stata in contraddizione con la tregua di 30 giorni imposta dalle Nazioni Unite.

Al momento, dopo più di tre settimane di combattimenti, le forze del governo siriano hanno ripreso il controllo di più di metà dell’area e hanno diviso l’area restante in tre settori, isolando in questo modo la cittadina di Douma dal resto del territorio. Al momento, dopo più di tre settimane di combattimenti, le forze del governo siriano hanno ripreso il controllo di più di metà del territorio e hanno diviso l’area restante in tre settori, isolando in questo modo la cittadina di Douma dal resto del territorio. Secondo quanto riferito dalle Nazioni Unite lunedì 12 marzo, più di 1000 persone, per la maggior parte donne e bambini, dovrebbero essere evacuate urgentemente dall’enclave dei ribelli. In questo senso, una portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA), Linda Tom, ha dichiarato: “Ci sono più di 1000 persone che necessitano di evacuazioni mediche. La maggior parte di loro sono donne e bambini” e 77 di loro sarebbero “casi urgenti”.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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