Siria: civili come scudi umani per proteggere Afrin

Pubblicato il 12 marzo 2018 alle 14:29 in Siria Turchia

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I civili vogliono agire come scudi umani per proteggere la città siriana di Afrin dall’arrivo delle forze turche, stando a quanto riportato dal quotidiano Al-Jazeera.

Secondo il corrispondente del quotidiano qatarino, Alan Fisher, “la velocità dell’assalto ha colto tutti di sorpresa”, di conseguenza, numerose persone avrebbero espresso la volontà di raggiungere il territorio sotto assedio e di agire da scudi umani, nel tentativo di prevenire l’attacco turco contro la città. In questo senso, Fisher ha dichiarato: “C’erano persone che dicevano di voler aiutare le YPG contro l’Esl e i turchi e si sono offerte come scudi umani, offerta che è stata accettata dalle YPG. Non si tratta solo di persone che provengono dal territorio curdi, ma sentiamo anche racconti di gruppi di donne e di gruppi socialisti che offrono il loro aiuto, si offrono di mettersi tra l’Esercito siriano libero (Esl) e i turchi, sostenuto dalle People’s Protection Units (YPG)”. Il corrispondente di Al-Jazeera ha altresì affermato: “Quello che i curdi stanno dicendo con questi scudi umani è: vi sfidiamo a considerare la questione umanitaria”.

La notizia è giunta dopo che, sabato 10 marzo, le truppe turche hanno raggiunto la periferia di Afrin, preparandosi a entrare nella città. L’assalto dell’area si inserisce nel contesto dell’operazione Ramo d’Olivo, una campagna militare lanciata da Ankara, in collaborazione dell’Esercito siriano libero (Esl), nel distretto di Afrin, situato nel nord-ovest della Siria, al confine con la Turchia, il 20 gennaio, al fine di liberare l’area dai terroristi e di creare una zona cuscinetto dell’estensione di 30 km nel territorio di confine. L’operazione è condotta contro le People’s Protection Units (YPG), le forze curde che si trovano nel nord della Siria e che sono considerate da Ankara parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e para-militare curdo ritenuto illegale dalla Turchia.

Sabato 10 marzo, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva riferito che le proprie forze si sarebbero trovate a 4/5 km di distanza da Afrin e che sarebbero riuscite a entrare nella città in pochi giorni, ma, per ragioni umanitarie, al fine di evitare l’uccisione di civili, stavano prendendo tempo per elaborare una strategia. Nel frattempo, sabato 10 e domenica 11 marzo, gli aerei turchi avevano bombardato incessantemente la città, causando l’interruzione dell’erogazione di acqua. Oltre a ciò, domenica 11 marzo, Ankara aveva inviato nel territorio nuove truppe, per potenziare la presenza militare nel territorio, in vista dell’assalto di Afrin. Stando ai dati riportati dallo Stato Maggiore turco lunedì 12 marzo, le truppe turche avrebbero neutralizzato 3.347 soldati curdi dall’inizio dell’operazione Ramo d’Olivo.

Martedì 6 marzo, in occasione di una conferenza stampa, il comandante delle Syrian Democratic Forces (SDF), Abu Omar Al-Idlibi, aveva riferito che 1.700 soldati, curdi e arabi schierati nel deserto siriano nel governatorato di Deir Ezzor, che si trova nel territorio orientale della Siria, avrebbero abbandonando la lotta contro i restanti militanti dello Stato Islamico per alimentare le fila delle forze impiegate negli scontri con la Turchia.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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