Palestina: tendopoli di protesta al confine con Israele

Pubblicato il 12 marzo 2018 alle 6:03 in Israele Palestina

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I palestinesi stanno piantando una tendopoli al confine tra la Striscia di Gaza e Israele nel contesto di una protesta che dovrebbe durare sei settimane, a partire da venerdì 30 marzo. L’obiettivo è il ritorno dei rifugiati palestinesi nei territori in cui adesso sorge Israele, secondo quanto riferito dagli organizzatori della manifestazione.

La tendopoli sorgerà in un territorio di confine tra la Striscia di Gaza e Israele, adiacente alla frontiera israeliana, considerato un’area sensibile dalle forze israeliane, alla quale non i palestinesi non potrebbero avere accesso. Ciò potrebbe costituire un dilemma per le forze di sicurezza israeliane, che potrebbero non sapere se intervenire o meno nell’area.

Secondo quanto riferito da un portavoce del Comitato di coordinamento della protesta, Ahmed Abu Ayesh, il piano, di cui verranno informate le Nazioni Unite, prevede che centinaia o migliaia di persone, incluse intere famiglie, vivano nelle tende piantate “nel punto più sicuro e più vicino al confine”. Il Comitato ha altresì emanato un comunicato, nel quale ha esortato i palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza a prendere parte a questo “progetto nazionale che supporta la resistenza pacifica come un modo nuovo di ottenere i propri diritti, tra i quali, in particolare, il diritto al ritorno” dei rifugiati nel territorio dove adesso sorge Israele.

Il ritorno dei rifugiati palestinesi nei territori israeliani è una delle questioni discusse nei negoziati di pace tra le due parti. Il popolo palestinese considera il ritorno nei territori israeliani un diritto, che dovrebbe essere garantito dal diritto internazionale. Al contrario, Israele considera la questione una richiesta politica che dovrebbe essere discussa nel processo di pace. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, Israele avrebbe rifiutato la possibilità del ritorno dei palestinesi poiché teme che l’afflusso di un numero così alto di palestinesi possa ridurre la maggioranza ebraica nel territorio e avrebbe proposto che i palestinesi si stabiliscano nel futuro Stato di Palestina, che includerebbe la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, i territori che erano stati occupati nella guerra del 1967.

L’inizio della protesta è programmato per venerdì 30 marzo, data in cui cade lo Yom Al-Ard, il Giorno della Terra, ovvero il giorno in cui i palestinesi commemorano l’uccisione di 6 cittadini arabi di Israele da parte delle forze di sicurezza israeliane, avvenuta il 30 marzo 1976, durante le manifestazioni contro la confisca dei territori palestinesi nel nord di Israele. La protesta durerà sei settimane e si concluderà martedì 15 maggio, in occasione dello Yawm Al-Nakba, il Giorno della Nakba, in cui il popolo palestinese commemora l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948, anno della creazione dello Stato di Israele, la cui indipendenza viene festeggiata il giorno precedente, il 14 maggio. Secondo quanto riferito dagli organizzatori, la protesta sarebbe supportata da numerose fazioni palestinesi, tra le quali Hamas.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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