Filippine: almeno 44 estremisti uccisi dall’esercito

Pubblicato il 11 marzo 2018 alle 19:43 in Asia Filippine

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Almeno 44 militanti fedeli allo Stato Islamico sono stati uccisi e altri 26 sono stati feriti durante i bombardamenti condotti dai soldati filippini nella provincia meridionale di Maguindanao.

Nella giornata di domenica 11 marzo, l’esercito delle Filippine ha reso noto il bilancio provvisorio delle vittime, che costituivano il bersaglio dell’offensiva guidata dalle truppe nazionali. In un comunicato separato, è stato altresì reso noto che un soldato dell’esercito è stato ferito, ma non in modo grave. Il combattimento tra le due fazioni ha avuto inizio quando circa 50 combattenti per la Libertà del Bangsamoro Islamico (in inglese: Bangsamoro Islamic Freedom Fighters, in sigla BIFF) hanno attaccato un impervio villaggio nei pressi della cittadina di Datu Saudi Ampatuan, nella mattina di giovedì 8 marzo. L’offensiva è durata fino al giorno successivo, stando a quanto ha riportato il tenente colonnello Gerry Besana. Il numero di membri del Bangsamoro Islamic Freedom Movement uccisi e feriti fa riferimento ad alcune informazioni ottenute dalle forze di intelligence, ha riferito Besana. Il tenente colonnello ha aggiunto che l’esercito non ha rinvenuto i corpi dei nemici, e ha affermato che, per contrattaccare i ribelli, le forze governative hanno avviato attacchi d’artiglieria, ai quali si è assommato l’appoggio delle forze aeree dopo che il numero di combattenti islamici è aumentato nel corso della battaglia sfiorando la soglia di circa un centinaio di individui armati. Besana ha continuato dicendo che settanta sono i morti e i feriti nella fazione nemica, ma che le sue truppe ne stanno cercando circa altri 200 che si trovano ancora a piede libero. Il tenente colonnello ha concluso affermando che lo scontro di giovedì ha causato lo sfollamento di circa 500 famiglie di civili residenti nell’area.

Al momento, le truppe filippine si stanno impegnando nel contrastare le nuove offensive dei terroristi, i quali stanno compiendo un’intensa attività di reclutamento in tutto il sud-est asiatico. Non a caso, molti dei nuovi seguaci provengono dall’Indonesia, ha riferito l’esercito. Secondo l’esercito, il reclutamento di militanti islamici di questi ultimi mesi è finalizzato all’organizzazione di un nuovo attentato nel Paese. Il 23 febbraio scorso, l’esercito di Manila ha divulgato la notizia che lo Stato Islamico starebbe cercando di ristabilire una base nel sud delle Filippine, dove era riuscito a tenere Marawi sotto assedio per 5 mesi dal 23 maggio al 23 ottobre 2017. Le truppe hanno altresì reso noto che circa 200 jihadisti si sono scontrati a più riprese con le forze di sicurezza nel corso dei primi due mesi del 2018.

I Bangsamoro Islamic Freedom Fighters (BIFF) sono un movimento paramilitare e terroristico di matrice islamista, costituitosi nel 2008 in seguito alla scissione dal Fronte di Liberazione Islamico Moro (MILF), un altro gruppo islamista precedentemente operativo nel sud delle Filippine. L’esercito considera il movimento un’organizzazione terroristica a tutti gli effetti, così come i gruppi Abu Sayyaf e Maute. I BIFF sono fautori di ideali riconducibili al fondamentalismo islamico e si impegnano in modo militante nell’organizzazione e nell’esecuzione di violenze e rappresaglie nelle Filippine. La base del movimento risiede nella regione di Mindanao; a livello nazionale, il BIFF opera principalmente nella provincia di Maguindanao ed in altre regioni del Mindanao centrale.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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