Siria: le forze turche stanno per entrare nella città di Afrin

Pubblicato il 9 marzo 2018 alle 17:18 in Siria Turchia

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Le forze turche, sostenute dall’Esercito siriano libero (Esl), hanno circondato la città siriana di Afrin e sono pronte a entrare, secondo quanto riferito dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan.

Venerdì 9 marzo, il capo di stato turco ha dichiarato: “L’entrata nella città è imminente. Afrin è sotto l’assedio della Turchia” e ha aggiunto che un’area dell’ampiezza di 815 km quadrati è stata “messa al sicuro”. In questo contesto, Erdogan ha aggiunto: “L’intera area è di 2.000 km quadrati. In una prima fase, prenderemo il controllo dell’intera area e manderemo i nostri fratelli di Afrin nel loro territorio”.

Il giorno precedente, giovedì 8 marzo, le forze turche, sostenute dai propri alleati, avevano preso il controllo della città di Jinderes, situata nel distretto di Afrin. Si sarebbe trattato della quinta città siriana sottratta alle People’s Protection Units (YPG) dall’inizio dell’operazione Ramo d’Olivo. Secondo quanto riferito dal quotidiano turco Hurriyet Daily News, l’esercito di Ankara sarebbe riuscito a liberare 161 luoghi, tra i quali 5 citta, 124 villaggi e 31 aree strategiche.

L’operazione Ramo d’Olivo era stata lanciata il 20 gennaio da Ankara, contro il distretto di Afrin, situato nel nord-ovest della Siria, al confine con la Turchia. Si tratta di una campagna militare mirata a “liberare il territorio dal terrorismo” e a creare una zona di sicura dell’estensione di 30 km al confine tra Turchia e Siria. La Turchia considera le People’s Protection Units (YPG) parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e para-militare curdo ritenuto illegale da Ankara. Giovedì 8 marzo, Erdogan aveva riferito che le forze turche avrebbero neutralizzato 3171 terroristi. Il termine “neutralizzato” viene utilizzato dalle autorità turche per indicare la resa, la cattura o l’uccisione dei terroristi.

Durante il suo discorso, Erdogan ha altresì dichiarato: “Oggi siamo ad Afrin, domani saremo a Manbij. Il giorno successivo ci assicureremo che i terroristi se ne siano andati nel territorio compreso tra la riva orientale del fiume Eufrate e il confine con l’Iraq”. Il 6 febbraio, il presidente turco aveva annunciato che l’operazione militare turca avrebbe raggiunto anche il territorio siriano di Manbij, dal quale avrebbe espulso le People’s Protection Units (YPG), riconsegnando la città ai “proprietari arabi originari”. Precedentemente, domenica 21 gennaio, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, in occasione dell’incontro con il primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, e il ministro degli Esteri, Ibrahim Al-Jafaari, aveva dichiarato: “I Terroristi a Manbij continuano ad aprire il fuoco. Attaccano le nostre truppe e l’esercito siriano libero (Esl) in un’area che si trova sotto il suo controllo dall’operazione Scudo dell’Eufrate. Se gli Stati Uniti non porranno fine a ciò, ci penseremo noi”. Il distretto di Manbij, situato nel governatorato di Aleppo, vicino alla riva occidentale del fiume Eufrate, costituisce una postazione delle People’s Protection Units (YPG), considerate un alleato chiave dagli USA nella lotta contro l’ISIS, ma ritenute essere “terroristi” da Ankara.

Giovedì 8 marzo, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, aveva altresì dichiarato che la Turchia e l’Iraq avrebbero condotto un’operazione congiunta contro i soldati curdi nel nord dell’Iraq a partire da maggio 2018, dopo la conclusione della campagna militare nel distretto di Afrin.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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