Siria: seconda riunione dell’ONU per il Ghouta

Pubblicato il 8 marzo 2018 alle 10:34 in Medio Oriente Siria

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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito a porte chiuse per fare pressione alla Siria e alla Russia affinché rispettino il cessate il fuoco che era stato imposto il 24 febbraio in tutto il territorio siriano.

La riunione del Consiglio di Sicurezza si è tenuta mercoledì 7 marzo, su richiesta di Gran Bretagna e Francia, le quali il giorno precedente, martedì 6 marzo, avevano proposto un incontro di emergenza dell’organizzazione internazionale. La richiesta era stata avanzata dopo che, lo stesso giorno, il governo siriano del presidente Bashar Al-Assad aveva inviato circa 700 nuove unità per potenziare le forze governative presenti nel territorio del Ghouta orientale e aveva iniziato ad avanzare nell’enclave dei ribelli via terra, non interrompendo, però, i bombardamenti aerei. Al momento, le truppe di Al-Assad sono riuscite a riprendere il controllo di circa il 45% della roccaforte dei ribelli.

Il giorno successivo, giovedì 8 marzo, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha esortato la Russia e l’Iran a sfruttare la loro influenza sul presidente siriano per far rispettare la tregua di 30 giorni imposta in tutto il territorio siriano. In tale occasione, il ministro francese ha ribadito che Parigi colpirà la Siria se verrà dimostrato che il governo siriano ha utilizzato le armi chimiche contro il proprio popolo. Tali dichiarazioni erano già state rilasciate dal presidente francese, Emmanuel Macron, il 13 febbraio.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si era già riunito il 24 febbraio per discutere la situazione del Ghouta orientale. In tale occasione, l’organizzazione internazionale aveva imposto una tregua della durata di 30 giorni in tutto il territorio siriano per consentire la distribuzione degli aiuti umanitari nell’area e le evacuazioni mediche. Il cessate-il-fuoco era stato imposto in seguito all’escalation di violenza che aveva colpito il territorio del Ghouta siriano nella settimana precedente, a partire da domenica 18 febbraio. La tregua in vigore nel territorio siriano, tuttavia, non ha impedito il perpetuarsi degli scontri all’interno dell’enclave dei ribelli, che hanno violato il cessate-il-fuoco domenica 25 febbraio, poche ore dopo la sua entrata in vigore. Al fine di porre fine all’escalation di violenza e di permettere l’accesso degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche, lunedì 26 febbraio, Mosca aveva imposto una “pausa umanitaria”, che sarebbe dovuta entrare in vigore il giorno successivo, martedì 27 febbraio, e durare 5 ore, dalle 9:00 alle 14:00. Anche in questo caso, la tregua era stata immediatamente violata dagli scontri tra le forze governative e i ribelli. Un terzo tentativo era stato fatto dalla Russia, la quale, giovedì  1 marzo, aveva imposto una tregua giornaliera di 5 ore nel territorio siriano del Ghouta orientale, che è entrata in vigore nella mattinata di venerdì 2 marzo, ma, ancora una volta, non era stata rispettata.

In merito alla questione, il governo siriano ha dichiarato che avrebbe continuato a combattere il terrorismo e che l’operazione nel territorio del Ghouta orientale farebbe parte di questo progetto, di conseguenza le forze governative avrebbero portato avanti la loro missione, parallelamente alle operazioni di evacuazione dei civili. In questo senso, dunque, l’operazione dell’esercito siriano nel Ghouta non sarebbe in contraddizione con la tregua di 30 giorni imposta dalle Nazioni Unite, secondo il presidente Bashar Al-Assad.

Il primo convoglio di aiuti umanitari era riuscito a entrare nell’enclave dei ribelli lunedì 5 marzo, tuttavia, le forze governative non avrebbero permesso l’accesso di numerosi rifornimenti medici e sanitari, secondo quanto riferito da una portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Linda Tom. In questa occasione sarebbero stati distribuiti gli aiuti contenuti in 32 dei 46 camion arrivati nell’area. Mercoledì 28 febbraio, il sottosegretario generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari, Mark Lowcock, aveva dichiarato che i convogli id aiuti umanitari non sarebbero stati in grado di raggiungere l’enclave siriana a causa degli incessanti bombardamenti e della mancanza dei permessi del governo, necessari per entrare e uscire dal territorio assediato.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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