Siria: i ribelli rifiutano la proposta di Mosca

Pubblicato il 8 marzo 2018 alle 6:03 in Russia Siria

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I ribelli siriani che si trovano nel territorio del Ghouta orientale hanno annunciato che non negozieranno con la Russia, rifiutando in questo modo la proposta di Mosca.

Mercoledì 7 marzo, un portavoce dei ribelli, Hamza Birqdar, ha dichiarato: “Non negozieremo su questo tema. Le fazioni, i combattenti e il popolo del Ghouta stanno stringendo il loro terreno e lo difenderanno”. Da parte sua, lo stesso giorno, il Ministero della Difesa russo ha dichiarato che alcuni gruppi di ribelli avrebbero affermato di voler accettare la proposta.

Le dichiarazioni dei ribelli sono giunte in risposta all’offerta della Russia, la quale aveva aperto un corridoio umanitario per uscire dall’enclave siriana anche ai soldati dell’opposizione. Martedì 6 marzo, un ufficiale dell’esercito russo, Vladimir Zolotukhin, aveva dichiarato che “questa volta, il corridoio umanitario è stato aperto non solo per i civili del Ghouta orientale, ma anche per i combattenti e le loro famiglie” e ha aggiunto che “i membri dei gruppi armati illegali possono portare con sé le armi personali”. Zolotukhin non aveva, però, chiarito il destino dei ribelli che avrebbero deciso di abbandonare l’enclave, una volta arrivati nelle aree controllate dalle forze governative.

La decisione di Mosca era giunta nel contesto della creazione di un corridoio umanitario all’interno del territorio assediato, che, ogni giorno e per la durata di 5 ore, dalle 9:00 alle 14:00, permette ai convogli di aiuti umanitari di distribuire generi alimentari e medicine nel Ghouta e incoraggia i civili a lasciare l’area. La “pausa umanitaria”, imposta dalla Russia l’1 marzo ed entrata in vigore il giorno successivo, il 2 marzo, è stata più volte violata a causa dei continui bombardamenti delle forze governative. Da parte sua, l’1 marzo, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, aveva accusato i ribelli di aver ostacolato l’arrivo degli aiuti nel territorio.

Il territorio del Ghouta, che costituisce una delle principali roccaforti dell’opposizione siriana, era stato posto sotto assedio dalle forze del regime nel dicembre 2012. Negli ultimi mesi le milizie fedeli a Bashar Al-Assad hanno stretto ancora di più l’assedio sul territorio, impedendo agli abitanti di ricevere cibo e medicine. Inoltre, numerosi gruppi armati che controllano la zona hanno reso difficoltoso il lavoro delle organizzazioni umanitarie. Tutto ciò ha causato la morte di un ingente numero di civili, tra i quali numerosi bambini. Il 27 ottobre, le Nazioni Unite avevano denunciato tale situazione, condannando le forze del regime siriano di Bashar Al-Assad, dal momento che l’assedio aveva costretto almeno 350 mila civili a morire a causa della mancanza di cibo. Tra queste persone, più di 1.100 bambini soffrono di gravi forme di malnutrizione e altre centinaia sono ad alto rischio, stando ai dati dell’UNICEF. In tale occasione, l’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite aveva descritto la condizione del Ghouta come “una chiara violazione del diritto internazionale umanitario” e “un crimine contro l’umanità e/o un crimine di guerra”.

L’area è entrata a far parte delle zone cuscinetto siriane in seguito al quinto round dei negoziati di Astana, tenutosi nella capitale del Kazakistan il 10 luglio 2017. Precedentemente, il 3 maggio 2017, durante la quarta sessione dei negoziati, Russia, Iran e Turchia avevano raggiunto un accordo in merito alla creazione di quattro zone cuscinetto in Siria, con l’obiettivo di ridurre le tensioni tra le forze del regime e quelle dell’opposizione.

Il 18 febbraio si erano intensificati i bombardamenti nel territorio, a tal punto che, il 24 febbraio, il Consiglio delle Nazioni Unite aveva votato a favore dell’imposizione di una tregua della durata di 30 giorni in tutto il territorio. La tregua era stata immediatamente violata il giorno successivo, il 25 febbraio, dagli scontri tra le forze governative e i ribelli.

Al momento, le forze governative controllerebbero circa il 40% del territorio del Ghouta orientale. Domenica 4 marzo, le forze governative erano riuscite ad avanzare ulteriormente nell’enclave, intensificando l’offensiva contro l’ultimo bastione ribelle vicino alla capitale Damasco e facendosi strada da un accesso orientale con l’apparente strategia di separare la zona in due parti per indebolirle entrambe più facilmente. Si tratterebbe di uno schema militare spesso usato dall’esercito di Damasco e dai suoi alleati nelle dinamiche della guerra civile in corso, iniziata il 15 marzo 2011. 

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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