Corea del Nord: completata base militare sotterranea in Siria

Pubblicato il 8 marzo 2018 alle 12:24 in Corea del Nord Siria

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La Corea del Nord ha completato la costruzione di una base militare sotterranea in Siria, vicino alla cittadina di Qardaha, città natale del presidente siriano Bashar Al-Assad, situata nei pressi della città costiera di Latakia.

I lavori di costruzione della base sarebbero iniziati nel marzo 2011, in concomitanza con l’inizio della guerra civile siriana, scoppiata il 15 marzo 2011, sotto la supervisione degli esperti della Corea del Nord, secondo quanto riferito dal quotidiano The New Arab. Stando alle fonti, nella valle vicina al villaggio montano di Qardaha sarebbero stati scavati lunghi tunnel, che costituirebbero la struttura della base sotterranea, mentre solo una piccola parte si troverebbe all’esterno.

La notizia è circolata dopo che un gruppo di esperti delle Nazioni Unite, che monitorano il rispetto delle sanzioni imposte alla Corea del Nord, aveva diffuso un report secondo il quale Pyongyang si celerebbe dietro la fornitura alla Siria di materiale che potrebbe essere stato utilizzato per produrre armi chimiche. Secondo il documento, alcuni esperti in materia di missili, provenienti dalla Corea del Nord, si sarebbero recati in Siria nel 2016 e nel 2017, dopo l’arrivo del materiale, e alcuni scienziati starebbero ancora lavorando nelle strutture che si occupano di armi chimiche e missili a Barzeh, Adra e Hama. Il report specificava anche che le componenti chimiche, ovvero parti di missili balistici e materiali che potrebbero essere utilizzate per scopi civili e militari, sarebbero state mandate in Siria attraverso almeno 40 spedizioni, avvenute tra il 2012 e il 2017.

Tali accuse erano state respinte da un portavoce dell’Istituto di ricerca di studi americani del Ministero degli Esteri nordcoreano, il quale, giovedì 1 marzo, aveva dichiarato che Washington avrebbe diffuso “informazioni senza senso” e che si sarebbe trattato di un’invenzione degli Stati Uniti mirata a mettere il Paese asiatico sotto pressione.

Le informazioni del report erano state rivelate qualche giorno dopo la riapertura delle indagini sull’utilizzo di armi chimiche in Siria. Domenica 25 febbraio, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) aveva aperto un’indagine sugli attacchi che erano stati condotti nella settimana precedente nel territorio siriano del Ghouta orientale, con particolare riferimento a un bombardamento che aveva colpito l’area nella giornata di domenica, quando 14 delle persone colpite nell’attacco contro il villaggio di Al-Shifuniyah, situato nel territorio del Ghouta, tra le quali un bambino, avrebbero mostrato difficoltà respiratorie, dispnea e irritazioni a occhi e pelle e ciò avrebbe fatto pensare a un attacco chimico con gas cloro. 

L’ultimo episodio di questo genere si sarebbe verificato lunedì 5 marzo nel villaggio di Hammuriyeh, nel Ghouta, quando almeno 30 persone avevano mostrato sintomi di soffocamento, che deriverebbero da attacchi con il gas cloro, stando a quanto riferito dalla protezione civile siriana, secondo la quale si sarebbe trattato dell’ottavo attacco con gas cloro in due mesi.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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