Siria: le SDF abbandonano la lotta all’ISIS per raggiungere Afrin

Pubblicato il 7 marzo 2018 alle 11:45 in Medio Oriente Siria

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Centinaia di soldati curdi e arabi schierati nel deserto siriano nel governatorato di Deir Ezzor, che si trova nel territorio orientale della Siria, stanno abbandonando la lotta contro i restanti militanti dello Stato Islamico per alimentare le fila delle forze impiegate negli scontri con la Turchia, che si stanno combattendo nel distretto di Afrin, situato nell’area nordoccidentale del Paese.

Martedì 6 marzo, in occasione di una conferenza stampa, il comandante delle Syrian Democratic Forces (SDF), Abu Omar Al-Idlibi, ha riferito che 1.700 soldati, per la maggior parte arabi, sarebbero stati mandati ad Afrin la settimana seguente. In questo contesto, il comandante ha dichiarato: “Abbiamo preso la difficile decisione di allontanare le nostre forze dal governatorato di Deir Ezzor e dalla battaglia contro lo Stato Islamico per unirci alla battaglia di Afrin” e ha aggiunto: “Abbiamo combattuto l’ISIS. Abbiamo aiutato la coalizione a Raqqa, ma senza che la coalizione difendesse i suoi partner. Il nostro popolo ad Afrin è la nostra priorità. Proteggere loro è più importante delle decisioni della coalizione internazionale”.

Il distretto di Afrin si trova sotto il controllo delle People’s Protection Units (YPG) e costituisce una delle tre aree che i curdi siriani desidererebbero facesse parte della regione federale indipendente del Kurdistan siriano. Al momento, i territori di Afrin, dell’Eufrate e di Jazira farebbero parte dell’area sotto il controllo del governo autonomo curdo. Il 17 marzo 2016, i curdi avevano proclamato unilateralmente un sistema federale curdo nel nord della Siria, dopo la nascita del congresso costitutivo. Tale entità di governo non era mai stata riconosciuta dal governo del presidente siriano Bashar Al-Assad, il quale lo aveva accusato di non avere alcuna “base legale”.

Il 20 gennaio, Ankara aveva lanciato l’operazione Ramo d’Olivo contro il distretto di Afrin. Si tratta di una campagna militare mirata a “liberare il territorio dal terrorismo” e a creare una zona di sicura dell’estensione di 30 km al confine tra Turchia e Siria. La Turchia considera le People’s Protection Units (YPG) parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e para-militare curdo ritenuto illegale da Ankara.

In merito alla questione, lunedì 5 marzo, la coalizione internazionale, a guida americana, ha annunciato una “pausa operativa” nella campagna militare contro lo Stato Islamico in corso nel territorio siriano della valle del fiume Eufrate, al confine con l’Iraq. In questo contesto, il colonnello Rob Manning ha dichiarato: “La nostra missione in Siria non è cambiata” e ha sottolineato che le Syrian Democratic Forces (SDF) rimangono “il principale partner” della coalizione nella battaglia contro l’organizzazione terroristica. Le milizie curde costituiscono un partner fondamentale degli Stati Uniti nel territorio e lo sono state ancora di più durante la guerra contro lo Stato Islamico.

La notizia del riposizionamento era già stata annunciata dal portavoce del Pentagono, Adrian Rankine-Galloway, il 30 gennaio. In tale occasione, il portavoce del Pentagono aveva riferito al quotidiano turco Hurriyet Daily News: “Siamo consapevoli che le Syrian Democratic Forces hanno riposizionato alcune forze in risposta alle recenti tensioni, nonostante ciò non sia sotto la direzione della coalizione”.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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