Russia: corridoio umanitario per i ribelli nel Ghouta

Pubblicato il 7 marzo 2018 alle 6:02 in Russia Siria

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I ribelli, insieme alle famiglie e alle armi, possono lasciare il territorio del Ghouta orientale attraverso un corridoio umanitario, secondo quanto riferito dall’esercito russo.

Martedì 6 marzo, un ufficiale dell’esercito russo, Vladimir Zolotukhin, ha dichiarato che “questa volta, il corridoio umanitario è stato aperto non solo per i civili del Ghouta orientale, ma anche per i combattenti e le loro famiglie” e ha aggiunto che “i membri dei gruppi armati illegali possono portare con sé le armi personali”. Zolotukhin non ha, però, chiarito il destino dei ribelli che decidono di abbandonare l’enclave, una volta arrivati nelle aree controllate dalle forze governative.

La decisione di Mosca si inserisce nel contesto della creazione di un corridoio umanitario all’interno del territorio assediato, che, ogni giorno e per la durata di 5 ore, dalle 9:00 alle 14:00, permette ai convogli di aiuti umanitari di distribuire generi alimentari e medicine nel Ghouta e incoraggia i civili a lasciare l’area. La “pausa umanitaria”, imposta dalla Russia l’1 marzo ed entrata in vigore il giorno successivo, il 2 marzo, è stata più volte violata a causa dei continui bombardamenti delle forze governative. Da parte sua, l’1 marzo, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, aveva accusato i ribelli di aver ostacolato l’arrivo degli aiuti nel territorio.

L’ultimo episodio di violenza nel Ghouta si era verificato lunedì 5 marzo, quando almeno 30 persone avevano mostrato sintomi di soffocamento, che sarebbero derivati da attacchi con il gas cloro, secondo quanto riferito dalla protezione civile siriana. Il bombardamento sarebbe accaduto dopo che il primo convoglio umanitario era riuscito a raggiungere l’area sotto assedio. Lo stesso giorno, soltanto 13 persone sarebbero riuscire a lasciare il territorio, secondo quanto riferito dai militari russi.

Al momento, le forze governative controllerebbero circa il 40% del territorio del Ghouta orientale. Domenica 4 marzo, le forze governative erano riuscite ad avanzare ulteriormente nell’enclave, intensificando l’offensiva contro l’ultimo bastione ribelle vicino alla capitale Damasco e facendosi strada da un accesso orientale con l’apparente strategia di separare la zona in due parti per indebolirle entrambe più facilmente. Si tratterebbe di uno schema militare spesso usato dall’esercito di Damasco e dai suoi alleati nelle dinamiche della guerra civile in corso, iniziata il 15 marzo 2011. 

Secondo i dati riportati dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, a partire dal 18 febbraio, data in cui si è intensificato l’assedio delle forze governative nel territorio del Ghouta, più di 780 civili, tra i quali 170 bambini, avrebbero perso la vita negli scontri tra le truppe del presidente siriano, Bashar Al-Assad, e i ribelli.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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