Myanmar: Nazioni Unite sospettano atti di genocidio nel Paese

Pubblicato il 7 marzo 2018 alle 19:51 in Asia Myanmar

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Il capo dei diritti umani presso le Nazioni Unite, Zeid Bin Ra’ad, ha affermato, mercoledì 7 marzo, di sospettare fortemente la commissione di atti di genocidio nei confronti della minoranza musulmana Rohingya da parte del governo del Myanamar a partire da agosto 2017.

Le Nazioni Unite definiscono il genocidio come una serie di atti volti a distruggere interamente o in parte un gruppo religioso, etnico, nazionale o razziale. Tale definizione è stata utilizzata precedentemente in Bosnia, in Sudan e durante la campagna dell’ISIS contro le comunità yazide in Iraq e in Siria.

“Il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite è consapevole dei forti sospetti della commissione di atti di genocidio a Rakhine a partire dal mese di agosto 2017”, ha affermato Zeid.

Circa 700.000 persone appartenenti alla minoranza Rohingya sono confluite nello Stato del Bangladesh a causa delle situazioni di sistematica violenza e persecuzione. “Le vittime hanno raccontato di aver subito stupri, furti, torture e di aver visto uccisioni da parte delle forze di sicurezza locali. Inoltre, hanno affermato di aver rischiato di morire di fame a causa dell’impossibilità di accedere alle scorte di cibo”, ha sottolineato Zeid.

Il governo del Myanmar deve compiere tutti i passi necessari a fornire un rendiconto delle violazioni e del rispetto dei diritti della minoranza Rohingya. Lunedì 12 marzo, la missione di inchiesta organizzata dal Consiglio dei Diritti Umani, guidata dall’ex procuratore generale indonesiano, Marzuki Darusman, dovrà esporre i primi accertamenti basati sulle interviste dei rifugiati in Bangladesh.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Alice Barberis

di Redazione

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