Burkina Faso: dopo l’attacco, leader dell’Africa occidentale uniti contro i jihadisti

Pubblicato il 7 marzo 2018 alle 8:35 in Africa Burkina Faso

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In seguito all’ultimo attentato terroristico che ha colpito la capitale del Burkina Faso il 2 marzo, dove sono morte 16 persone, i leader dell’Africa occidentale hanno concordato di aumentare la lotta contro i jihadisti.

Il Consiglio permanente del G5 Sahel, presidiato dal presidente del Niger, Mahamadou Issoufou, si è riunito a Ouagadougou lunedì 5 marzo. Oltre agli ufficiali dei Paesi membri era presente soltanto il presidente del Togo, Faure Gnassingbe. “I terroristi cercano di distruggere la nostra alleanza, dicendo che i nostri alleati sono le forze straniere, ma per noi non sono stranieri, sono alleati che combattono per la nostra stessa causa”, ha specificato Issoufou, il quale ha aggiunto che le forze del G5 Sahel non cadranno nelle trappole dei jihadisti e si rafforzeranno per eliminarli definitivamente.

Il G5 Sahel è un nuovo corpo antiterrorismo, composto da 5,000 ufficiali, tra soldati, poliziotti e agenti speciali originari di Mali, Mauritania, Niger, Ciad e Burkina Faso, che è stato creato nel febbraio 2017 per contrastare la crescita dell’estremismo e del traffico di esseri umani nell’area del Sahel che, essendo poco controllata, pullula di militanti di al-Qaeda, dell’ISIS e di altre organizzazioni. Il Sahel comprende quella fascia di territorio dell’Africa sub-sahariana che si estende tra l’Oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est. Dal 2001, la regione è in balia di numerosi gruppi terroristici di matrice islamista, che si concentrano nella parte nord-occidentale della regione. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità la formazione del G5 Sahel nel giugno 2017. La Francia, che dal 2013 dispone di 4,000 truppe posizionate nel nord del Mali, è uno dei principali sostenitori del G5 Sahel. In particolare, l’obiettivo del presidente Emmanuel Macron sarebbe quello di far trasferire parte dei finanziamenti che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu destina alle 10.000 truppe di peacekeeping della missione MINUSMA, alle forze multinazionali che operano in Sahel. È previsto che Parigi destini 1.2 miliardi di euro al fondo per lo sviluppo della regione per i prossimi 5 anni.

Il presidente del Burkina Faso, Marc Roch, ha riferito che i cittadini hanno reagito con spirito positivo all’attacco. “La lotta al terrorismo è lunga e nessun sacrificio sarà mai troppo per la difesa del nostro Paese. È vero che gli ultimi eventi hanno scosso il Burkina Faso, ma vi assicuro che i miei cittadini continueranno a sostenere fortemente la lotta contro il terrorismo, al di là di ogni sacrificio”, ha affermato il leader dello Stato africano. L’attacco del 2 marzo è stato rivendicato dal gruppo Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (JNIM), affiliato ad al-Qaeda e stanziato in Mali.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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