Sri Lanka: dichiarato lo stato di emergenza

Pubblicato il 6 marzo 2018 alle 18:25 in Asia Sri Lanka

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Il governo dello Sri Lanka ha imposto lo stato di emergenza, per la prima volta dal tempo della guerra civile tra il governo e il movimento separatista del Tamil nel nord del Paese, in risposta alle giornate di violenti disordini tra la popolazione cingalese e quella musulmana.

Le misure speciali che permetteranno ai soldati di essere schierati nelle aeree civili avranno durata iniziale di 10 giorni, passati i quali il parlamento dovrà ratificare il loro eventuale dispiegamento prolungato. “C’era il timore che potesse diffondersi la violenza nelle varie comunità. Non vogliamo una diffusione di odio e disarmonia nel nostro popolo”, ha affermato il ministro per la coesistenza, Mano Ganesan.

Oggetto principale di incendi dolosi e risse è stata la provincia di Kandy, situata nel cuore del Paese, a seguito dei fatti accaduti nella piccola città di Digana, dove un gruppo di uomini di religione islamica è stato accusato di aver ucciso un uomo appartenente alla comunità buddista nazionalista cingalese, rappresentante il 75% della popolazione. In risposta all’attentato, numerosi negozi gestiti da musulmani sono stati incendiati, dando inizio ad una spirale di violenza.

“La violenza diffusasi nelle città sembra essere sistemica ed organizzata”, ha affermato il primo ministro dello Sri Lanka, Ranil Wickremesinghe.

Le tensioni tra i musulmani, che rappresentano circa il 10% della popolazione dell’isola, e la comunità buddista nazionalista esistono da decenni ma hanno visto un progressivo intensificarsi a seguito della fine della guerra civile nel 2009.

Secondo Alan Keenan, specialista dello Sri Lanka all’interno dell’International Crisis Group, i gruppi radicali buddisti hanno incominciato ad attaccare la popolazione musulmana con crescente regolarità a partire dal 2012 e con maggiore intensità dall’aprile 2017. “Uno degli elementi chiave per comprendere queste tensioni risiede nel fatto che molti cingalesi ritengono che lo Sri Lanka sia un’isola cingalese e buddista. Le altre comunità, ovvero i musulmani e i Tamil, vi risiedono solo grazie allo spirito di sopportazione della maggioranza”, ha sottolineato Keenan.

Il precedente presidente, Mahinda Rajapaksa, aveva condonato i casi di violenza contro la popolazione di religione islamica, in quanto fervente sostenitore del movimento nazionalista cingalese. La rinnovata violenza nei confronti di questa minoranza potrebbe derivare, pertanto, anche dalla crescita del suo movimento di opposizione.

Amnesty International ha chiesto alle autorità dello Sri Lanka di porre fine all’impunità dei gruppi buddisti estremisti, accusati di incitare o di compiere atti di violenza contro i musulmani. “Il fallimento nel porre un freno alle attività di questi gruppi li ha incoraggiati a proseguire, gettando nel panico le minoranze contro le quali si rivolgono”, ha fatto notare Dinushika Dissanayake, deputy director di Amnesty International per la regione del sud-est asiatico.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Alice Barberis

di Redazione

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