Somalia: Paesi dell’AMISOM preoccupati per il graduale ritiro delle truppe

Pubblicato il 6 marzo 2018 alle 6:01 in Africa Somalia

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I Paesi che contribuiscono alla missione dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM) sono preoccupati in merito alla situazione di sicurezza del Paese per via dei continui attacchi terroristici di al-Shabaab. In particolare, gli Stati temono che il ritiro graduale delle loro truppe e il passaggio della responsabilità interamente all’esercito di Mogadiscio costituisca un grave rischio.

Alla luce di ciò, il ministro degli Esteri dell’Uganda, Sam Kutesa, ritiene che sia importante chiedere al Consiglio di sicurezza di riconsiderare la decisione. A suo avviso, la missione dovrebbe essere rafforzata per velocizzare la ripresa dei territori che sono ancora sotto il controllo dei terroristi e di altri gruppi di militanti. “Non c’è dubbio, dobbiamo continuare a sostenere le operazioni militari. Stiamo collaborando con il governo somalo affinché l’esercito, gradualmente, riesca a ricoprire completamente le proprie responsabilità”, ha spiegato il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki Mahamat. L’Unione Africana ha annunciato di voler ritirare gradualmente le proprie truppe dalla Somalia l’8 novembre 2017, in linea con la decisione presa congiuntamente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il 30 agosto scorso, di lasciare maggiori responsabilità all’esercito somalo.

L’AMISOM è un’operazione di peacekeeping dell’Unione Africana che fu stabilita nel 2007 con un mandato iniziale di 6 mesi, che è stato sempre prolungato nel corso degli anni. I Paesi che contribuiscono alla missione sono Uganda, Kenya, Burundi, Somalia, Etiopia, Gibuti e Sierra Leone. Attualmente, 22,000 soldati dell’Unione Africana si trovano in Somalia, ma entro il 2020 è previsto il loro ritiro definitivo dal Paese africano.

Al-Shabaab, fondata in Somalia nel 2006 e affiliata ad al-Qaeda, fino al 2015, aveva controllato gran parte del Paese del Corno d’Africa, inclusa la capitale Mogadiscio. Negli ultimi anni, l’Unione Africana e le autorità locali hanno rafforzato la propria cooperazione militare, costringendo i terroristi ad abbandonare importanti roccaforti urbane. Tuttavia, i militanti, attivi soprattutto nel sud della Somalia, continuano a compiere attacchi sistematici contro hotels, check-points militari e palazzi presidenziali. Il gruppo mira a rovesciare il governo somalo internazionalmente riconosciuto, per eliminare le truppe di peacekeeping dell’Unione Africana e imporre la propria interpretazione della legge islamica. Al-Shabaab colpisce frequentemente anche il vicino Kenya, soprattutto nelle zone di confine con la Somalia, per esercitare pressione sul governo di Nairobi, affinché ritiri le proprie truppe dal territorio somalo. 

Gli ultimi attacchi del gruppo si sono verificati venerdì 2 marzo. Il primo è avvenuto nel nord-est del Kenya, dove i jihadisti hanno ucciso 5 poliziotti e ne ha feriti altri 3, in un’area dove già in passato avevano già attaccato obiettivi civili e militari. Il secondo attacco è avvenuto a circa 30 km da Mogadiscio, in Somalia, dove un’autobomba si è lanciata contro una base militare.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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