Siria: sospetto attacco chimico nel Ghouta

Pubblicato il 6 marzo 2018 alle 13:27 in Medio Oriente Siria

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Almeno 30 persone hanno mostrato sintomi di soffocamento, che deriverebbero da attacchi con il gas cloro, secondo quanto riferito dalla protezione civile siriana.

Lunedì 5 marzo, un attacco chimico avrebbe colpito il villaggio di Hammuriyeh, situato nel territorio del Ghouta orientale, qualche ora dopo l’arrivo del primo convoglio umanitario nell’area sotto assedio. Secondo i volontari della protezione civile siriana, noti anche con il nome di Caschi Bianchi, si tratterebbe dell’ottavo attacco con gas cloro in due mesi.

Precedentemente, il 25 febbraio, l’Osservatorio siriano per i diritti umani aveva riferito che almeno 14 delle persone colpite nell’attacco contro il villaggio di Al-Shifuniyah, situato nel territorio del Ghouta, tra le quali vi è anche un bambino, avrebbero mostrato difficoltà respiratorie, dispnea e irritazioni a occhi e pelle e ciò avrebbe fatto pensare a un attacco chimico con gas cloro. In merito alla questione, in un comunicato emanato lunedì 26 febbraio, il Ministero della Difesa russo ha dichiarato che alcuni gruppi armati avrebbero colpito numerose postazioni delle forze fedeli al governo di Al-Assad. Secondo Mosca, i ribelli avrebbero utilizzato alcuni gas velenosi in modo provocatorio, con lo scopo di accusare le forze del presidente di aver condotto attacchi chimici.

L’attacco era avvenuto dopo che, il 24 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva imposto una tregua della durata di 30 giorni in tutto il territorio siriano per permettere la distribuzione degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche. La tregua è stata più volte violata nei giorni successivi, a partire dal 25 febbraio, e il primo convoglio di aiuti umanitari è riuscito a entrare nell’enclave dei ribelli soltanto lunedì 5 marzo, nonostante le Nazioni Unite abbiano riferito che non sarebbe stato consentito l’ingresso di numerosi rifornimenti medici.

In merito al presunto attacco con gas cloro, martedì 6 marzo, il Cremlino ha respinto le accuse nei confronti della responsabilità delle forze governative e ha ribadito che le armi chimiche in possesso del governo erano state distrutte sotto la supervisione internazionale. In questo contesto, il portavoce del governo russo, Dmitry Peskov, ha dichiarato: “Le provocazioni continuano a generare tali insinuazioni e tali accuse infondate contro il governo siriano”.

Il governo siriano aveva rivelato per la prima volta di essere in possesso di armi chimiche nel luglio 2012, minacciando di utilizzarle in caso di operazioni militari da parte dei Paesi occidentali sul territorio siriano e non contro il proprio popolo. Nel settembre 2013, gli Stati Uniti e il regime siriano, sostenuto dalla Russia, avevano raggiunto un accordo per eliminare le armi chimiche in Siria entro il 2014, minacciando attacchi aerei da parte delle forze americane contro il regime, in caso l’accordo non fosse stato rispettato.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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