Siria: Ankara stabilirà campi profughi a Idlib

Pubblicato il 6 marzo 2018 alle 10:46 in Siria Turchia

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La Turchia stabilirà alcuni campi profughi nel governatorato di Idlib, situato nel nord-ovest della Siria, per ospitare circa 170.000 sfollati siriani provenienti dal distretto di Afrin, secondo quanto riferito dal portavoce del Ministero degli Esteri turco, Hami Aksoy.

Martedì 6 marzo, in occasione di una conferenza stampa, Aksoy ha dichiarato che i campi profughi verranno stabiliti in 9 diverse aree che si estendono tra la città di Azez, situata nel nord-ovest del Paese, e il territorio del fiume Eufrate, che era stato liberato durante l’operazione “Scudo dell’Eufrate”. Tra le aree in cui saranno stabilite le strutture per ospitare gli sfollati siriani vi sono Azez, Elbil, Tugli, Teleffer, Naddah, Bardakh e Masad Rufi.

L’operazione “Scudo dell’Eufrate” era stata avviata il 24 agosto 2016 dal Consiglio di Sicurezza nazionale turco nel nord della Siria e si era conclusa il 30 marzo 2017. I suoi obiettivi erano due. Il primo era quello di liberare l’area dal controllo dello Stato Islamico, sostenendo l’avanzata dell’Esercito Siriano Libero. Il secondo era quello di ostacolare le mire espansionistiche dei curdi siriani, confinandoli a est del fiume Eufrate, con la minaccia di attacchi armati in caso di violazione del confine. Il 5 agosto 2017, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva annunciato l’ampliamento dell’operazione “Scudo dell’Eufrate”, attraverso l’organizzazione di nuove campagne militari. Secondo il presidente, in passato, l’operazione avrebbe ottenuto ottimi risultati, impedendo la formazione di una “zona terroristica” nel nord della Siria.

Secondo i dati riferiti dalle Nazioni Unite, nel distretto di Afrin vivrebbero circa 323.000 civili, tra i quali vi sarebbero anche 125.000 sfollati. Il 20 gennaio, Ankara ha lanciato nell’area l’operazione Ramo d’Olivo, una campagna militare mirata a “liberare il territorio dal terrorismo” e a creare una zona cuscinetto della profondità di 30 km al confine tra Turchia e Siria. La Turchia considera le People’s Protection Units (YPG), che si trovano nel territorio settentrionale della Siria, parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e para-militare curdo ritenuto illegale da Ankara. Gli scontri al confine tra Siria e Turchia avrebbero portato allo sfollamento di ulteriori 15.000 persone all’interno del distretto di Afrin e alla fuga di altre 1.000 verso il vicino governatorato di Aleppo, stando ai dati dell’ONU.

Il 23 febbraio, poco più di un mese dopo l’avvio dell’operazione, l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch aveva pubblicato un documento nel quale affermava che le forze turche avrebbero ucciso 26 civili, di cui 17 bambini, in 3 attacchi condotti nel distretto di Afrin il 21, il 27 e il 28 gennaio. In merito alla questione, l’Osservatorio siriano per i diritti umani, ha riferito che il bilancio delle vittime uccisi dalle forze turche sarebbe di 140 civili. Da parte sua, Ankara ha negato questo numero, affermando che “sta facendo tutto il possibile” per evitare l’uccisione dei civili.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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