Siria: primo convoglio di aiuti nel Ghouta

Pubblicato il 5 marzo 2018 alle 15:19 in Medio Oriente Siria

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Quarantasei camion carichi di aiuti umanitari sono entrati nel territorio del Ghouta orientale. Si tratta del primo convoglio di aiuti che è riuscito ad accedere all’area dall’inizio dell’assalto contro l’enclave dei ribelli, secondo quanto riferito dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari.

Lunedì 5 marzo, l’Ufficio delle Nazioni Unite ha riferito che “le Nazioni Unite, la Syrian Red Crescent e il Comitato internazionale della Croce Rossa stanno entrando a Douma nel Ghouta orientale e stanno portando rifornimenti alimentari e medici, insieme a cibo per 27.500 persone che ne hanno bisogno”.

In merito alla questione, un portavoce dell’Ufficio dell’organizzazione internazionale, Linda Tom, ha riferito: “le Nazioni Unite e i suoi partner sono stati informati che non è stato consentito l’accesso di molti dei rifornimenti sanitari previsti per Douma e non è stato permesso che essi venissero sostituiti con altri che potrebbero salvare vite”.

Mercoledì 28 febbraio, il sottosegretario generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Mark Lowcock, aveva riferito che almeno 40 camion, carichi e pronti per trasportare aiuti umanitari e medicinali all’interno del territorio del Ghouta orientale, erano stati boccati fuori dall’area a causa del mancato rispetto della tregua di 30 giorni imposta dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in tutta la Siria e della mancanza di autorizzazione da parte del governo siriano.  Il governo siriano del presidente Bashar Al-Assad ha imposto severe restrizioni che non consentono alle persone di abbandonare o entrare nel territorio, a meno che queste non ricevano un’autorizzazione.

L’arrivo degli aiuti umanitari nell’enclave dei ribelli farebbe parte della tregua imposta sabato 24 febbraio dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tale cessate-il-fuoco era stato imposto in tutto il territorio siriano per il periodo di 30 giorno, al fine di favorire la distribuzione degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche. Il cessate-il-fuoco era stato imposto in seguito all’escalation di violenza che aveva colpito il territorio del Ghouta siriano nella settimana precedente, a partire da domenica 18 febbraio. La tregua in vigore nel territorio siriano, tuttavia, non ha impedito il perpetuarsi degli scontri all’interno dell’enclave dei ribelli, che hanno violato il cessate-il-fuoco domenica 25 febbraio, poche ore dopo la sua entrata in vigore. Al fine di porre fine all’escalation di violenza e di permettere l’accesso degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche, lunedì 26 febbraio, Mosca aveva imposto una “pausa umanitaria”, che sarebbe dovuta entrare in vigore il giorno successivo, martedì 27 febbraio, e durare 5 ore, dalle 9:00 alle 14:00. Anche in questo caso, la tregua era stata immediatamente violata dagli scontri tra le forze governative e i ribelli. Un terzo tentativo era stato fatto dalla Russia, la quale, giovedì  1 marzo, aveva imposto una tregua giornaliera di 5 ore nel territorio siriano del Ghouta orientale, che è entrata in vigore nella mattinata di venerdì 2 marzo, ma, ancora una volta, non era stata rispettata.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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