L’ISIS e la rivoluzione della guerra

Pubblicato il 5 marzo 2018 alle 9:25 in Iraq Siria

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A partire dalla sua proclamazione, avvenuta il 29 luglio 2014, lo Stato Islamico si è distinto dalla maggior parte gruppi estremisti, attraverso il ricorso a una propaganda di alta qualità e all’utilizzo dei social media come strumento di guerra, mirato a reclutare persone e ottenere informazioni. Oltre a ciò, l’ISIS si è distinto per aver combattuto battaglie asimmetriche e per aver rivoluzionato la natura della guerra, con particolare riferimento all’uso di droni standard e improvvisati.

Nel 2017, i media dell’ISIS hanno riferito che l’organizzazione terroristica avrebbe condotto più di 200 attacchi utilizzando i droni e hanno mostrato immagini che dimostravano come l’ISIS avesse creato una forza aerea formata esclusivamente da droni. L’utilizzo di droni, o aeromobili a pilotaggio remoto, da parte delle organizzazioni terroristiche non è una novità. Nel 2004, i militanti del gruppo paramilitare libanese sciita Hezbollah avevano un Mirsad-1, di manifattura iraniana, per compiere operazioni di ricognizione nei cieli israeliani. Allo stesso modo, i palestinesi di Hamas, della Palestinian Islamic Jihad e di altre organizzazioni locali hanno diffuso alcuni video effettuati con droni, in cui mostravano riprese dell’esercito israeliano dall’alto. A differenza della maggioranza dei gruppi estremisti, tuttavia, i droni dell’ISIS non sarebbero stati forniti all’organizzazione da alcuno Stato, ma sarebbero stati sviluppati dal gruppo terroristico attraverso l’utilizzo di congegni commerciali.

Numerose immagini fornite dai media dell’ISIS mostrano droni che lanciano bomblet con estrema precisione, anche da un’altezza di 1000 piedi. Da uno studio approfondito delle immagini, sembrerebbe che questi ordigni siano stati lanciati da droni ad ala rotante, in grado di librarsi sopra i loro obiettivi e, quindi, di colpirli con precisione millimetrica. La precisione di questi strumenti compenserebbe la scarsità della loro potenza di fuoco, dal momento che, come emerge dalle immagini, i droni dell’ISIS possono trasportare soltanto una bomba. In uno scontro a fuoco, una sola granata della grandezza di 40 mm non farebbe molta differenza, ma se la bomba venisse sganciata nel luogo giusto al momento giusto, questa potrebbe avere un effetto esplosivo strategico.

Questo risulta evidente se si osservano le immagini relative all’attacco con i droni che l’ISIS aveva condotto il 25 ottobre 2017 nello stadio della città di Deir Ezzor, situata nel territorio orientale della Siria, vicino al confine con l’Iraq. In tale occasione, l’organizzazione terroristica era riuscita a distruggere un’enorme quantità di munizioni, sganciando nello stadio due bombe, lanciate da due droni.

Si tratta, dunque, di droni che, a livello tattico, possono spostare o distruggere i loro obiettivi creando un grande effetto. Essi possono sia colpire con estrema precisione obiettivi di grande valore, quali gruppi di comando o veicoli da combattimento, sia spaventare i combattenti attraverso la loro sola presenza. La loro efficacia li rende uno strumento unico e potente, di cui prima i gruppi di insorti non potevano usufruire.

Le immagini dei media dell’ISIS mostrano anche le capacità dell’organizzazione nella produzione di armi. Le munizioni utilizzate negli attacchi variano da alette ricavate da lattine a munizioni prodotte in serie in fabbriche apposite. Secondo quanto riferito dal quotidiano The New Arab, i principali centri delle attività dei droni dell’ISIS erano Mosul, in Iraq, e Raqqa e Deir Ezzor, in Siria. In ciascuna di queste zone sono stati utilizzati particolari tipi di armi. A Mosul venivano usate granate delle dimensioni di 40 mm e bomblet fatte su misura, a Raqqa, invece, gli ordigni si contraddistinguevano per avere una stella incisa nella coda di legno, mentre a Deir Ezzor venivano utilizzate bombe a mano e alette di metallo. Alcuni di questi ordigni erano standardizzati, di conseguenza, appare evidente che fossero frutto della produzione di massa. La fattura delle armi e la modalità di produzione variavano molto a seconda del materiale a disposizione nell’area in cui venivano fabbricate, ad esempio, a Mosul, che si trovava in un territorio industrializzato, i militanti dell’ISIS utilizzavano bomblet standardizzate e multiuso.

Un’altra peculiarità dell’organizzazione terroristica è l’utilizzo di droni non solo per colpire gli obiettivi designati, ma anche per condurre operazioni di ricognizione, coordinare il fuoco dell’artiglieria e le truppe schierate in battaglia. Oltre a ciò, l’ISIS ha integrato i droni all’interno di altri tipi di operazioni, in particolare il programma delle autobombe. In questo contesto, i droni potevano essere utilizzati per filmare gli attentati causati dall’esplosione di autobombe, aumentando la propaganda dell’organizzazione, o per creare confusione e aumentare l’impatto dell’esplosione, causando un maggior numero di vittime.

Secondo un articolo del quotidiano The New Arab, dunque, l’utilizzo di droni standard e improvvisati da parte dello Stato Islamico costituirebbe l’inizio di una rivoluzione che potrebbe cambiare la natura dei conflitti, dal momento che tale strumento potrebbe produrre effetti significativi nel campo di battaglia. In particolare, come ha dimostrato l’organizzazione terroristica, la capacità di colpire il posto giusto nel momento giusto può essere devastante, soprattutto se viene unita ad altre armi, quali le autobombe. Ciò potrebbe fornire numerose capacità ai piccoli gruppi che, fino alla nascita dell’ISIS, erano limitati a essere attori statali.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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