L’Algeria e la deportazione dei migranti dell’Africa sub-sahariana

Pubblicato il 5 marzo 2018 alle 10:33 in Algeria Immigrazione

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Dal gennaio 2018, le autorità algerine hanno avviato una serie di deportazioni si centinaia di cittadini dell’Africa sub-sahariana, molte delle quali sono state mandate in Niger.

È quanto afferma Human Rights Watch (HRW) in un comunicato, in cui spiega che tali persone sono state private del loro diritto di contestare il loro trattenimento e la deportazione. Tali operazioni, effettuate anche in passato, nel dicembre 2016 e nell’ottobre 2017, prevedono che le forze di sicurezza vadano alla ricerca per le città del Paese di migranti di origini sub-sahariane per radunarli in alcuni centri, tra cui quello a Zeralda, un sobborgo di Algeri, dove passano diversi giorni senza la possibilità di avere una sistemazione dove dormire o un bagno. Dopodiché, tali gruppi vengono trasferiti in altre strutture al confine con il Niger, per poi essere definitivamente espulse e lasciate all’interno del territorio nigerino. L’International Rescue Commitee (IRC), che fornisce assistenza ai migranti presso Agadez, in Niger, ha stimato che, dall’inizio del 2018, sono stati almeno 3.000 gli individui dell’Africa sub-sahariana che sono stati deportati nel territorio nigerino dall’Algeria. La maggior parte di loro è originaria del Niger, anche se alcuni provengono anche da Nigeria, Mali e Guinea. Fonti attendibili hanno riferito a HRW che tra i migranti detenuti ci sono anche minori, rifugiati e richiedenti asilo.

L’Algeria ha il potere di controllare i propri confini e di espellere persone che si sono introdotte nei suoi territori illegalmente e che non hanno lo status di rifugiati. Tuttavia, ad avviso dell’organizzazione umanitaria, le autorità algerine dovrebbero dare la possibilità ad ogni migrante di poter richiedere protezione, senza effettuare detenzioni e deportazioni arbitrarie. Facendo parte della Convenzione sui rifugiati del 1951 e della Convenzione del 1987 contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, l’Algeria non può effettuare la rimozione forzata di qualsiasi rifugiato o richiedente asilo e la sua deportazione in un luogo in cui potrebbe essere minacciato o perseguitato.

L’Algeria fa altresì parte della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, che proibisce le loro espulsioni collettive e richiede ai governi che hanno ratificato il documento di esaminare e decidere su ciascuna potenziale espulsione individualmente. Occorre precisare che la convenzione si applica a tutti i lavoratori migranti e alle loro famiglie, indipendentemente dal loro status legale o lavorativo. Di conseguenza, i migranti dovrebbero essere trattenuti in detenzione amministrativa solo su base individuale, nel pieno rispetto dei diritti processuali e delle garanzie procedurali per il periodo più breve possibile, e solo come ultima risorsa. Mentre sono detenuti, dovrebbero essere altresì in grado di comunicare con le loro famiglie e di avere accesso all’UN Refugee Agency (UNHCR), all’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite e alle missioni consolari, con la garanzia che le condizioni di detenzione e il trattamento devano essere pienamente conformi agli standard internazionali sui diritti umani.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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