La Cina aumenterà il budget per la difesa dell’8.1% nel 2018

Pubblicato il 5 marzo 2018 alle 14:30 in Asia Cina

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La Cina aumenterà il budget per la difesa dell’8.1% nel 2018, raggiungendo una cifra pari a 174.5 miliardi di dollari. La notizia è stata annunciata da un documento rilasciato ai media prima del 13esimo National People’s Congress (NPC), inziato lunedì 5 marzo a Pechino.

Secondo quanto riportato dal quotidiano cinese Global Times, è il terzo anno consecutivo in cui Pechino stabilisce un tasso di crescita maggiore che, ad avviso degli analisti, diventerà la “nuova normalità” per il Paese. Nel 2017, il budget per la difesa era già salito del 7% rispetto al 2016, mentre nel 2016 era cresciuto del 7.6% rispetto al 2015. Nel 2016, Pechino ha speso circa 152 miliardi di dollari nel settore della difesa, affermandosi come il budget più alto al mondo dopo gli Stati Uniti, con una cifra pari a 603 miliardi di dollari. Un ufficiale militare cinese che ha voluto mantenere l’anonimato ha riferito al quotidiano che l’aumento del bilancio dipende dalla situazione della sicurezza cinese, sia esterna sia interna, ma anche dallo sviluppo economico e dalla potenza nazionale. Tale aspetto è stato confermato da James Char, un esperto della Nanyang Technological University di Singapore, il quale ha spiegato che crescita della spesa militare cinese procede di pari passo con la sua performance economica. Non a caso, nel 2017 l’economia del Paese asiatico è cresciuta del 6.9%, mentre il governo ha stimato che nel 2018 cresca ulteriormente del 6.5%.

Da quando Xi Jinping è diventato presidente, il 14 marzo 2013, ha sempre sostenuto la necessità di modernizzare l’esercito e di affermare la propria leadership sulle forze armate, cosa che è stata confermata alla fine del XIX Congresso del Partito Comunista cinese, svoltosi dal 18 al 25 ottobre 2017, che ha rinsaldato il suo potere. L’Armata Popolare di Liberazione (APL), l’esercito cinese, è stata aggiornata e modernizzata sempre di più nel corso degli anni recenti, con una maggiore attenzione al rafforzamento della marina, fondamentale per la politica espansionistica di Pechino nelle acque del Mar Cinese Meridionale e Orientale. Lo sviluppo militare cinese è stato rilanciato nel 2015, con la riforma della difesa nazionale e dell’esercito, la più importante messa in atto dal 1955, con l’obiettivo di equiparare la forza militare del Paese alla sua importanza economica. Le prime modifiche sono state di stampo amministrativo, e hanno visto un cambiamento nella struttura della Commissione Militare Centrale, i cui quattro dipartimenti sono stati riorganizzati e suddivisi in 15 unità. Successivamente, è stato istituito un dipartimento autonomo per l’Armata Popolare di Liberazione (APL), non più sotto l’egida del Dipartimento General Staff, e sono stati differenziati diversi corpi specializzati dell’esercito.

Al fine di rafforzare il potere e l’influenza sulla scena internazionale, la Cina sta promuovendo anche la propria presenza militare all’estero. Ciò significa una maggiore partecipazione alle missioni di peace-keeping dell’Onu, ma anche un maggiore coinvolgimento nelle esercitazioni militare congiunte con altre potenze, come la Russia, e la costruzione di basi militari all’estero. In linea con tali obiettivi, il primo agosto 2017, è stata inaugurata la prima base militare cinese in Gibuti. Insieme all’avanzamento militare, Pechino sta accelerando anche lo sviluppo nucleare. Alla fine del mese di novembre, il governo cinese ha annunciato che entro l’inizio del 2018 avrebbe dispiegato il missile intercontinentale DF-41, uno dei razzi capaci di coprire la distanza più lunga al mondo, pari a 12,000 km.

Il mondo sta monitorando tali cambiamenti in modo circospetto. In particolare, secondo un report della NATO, la situazione potrebbe portare ad una sorta di “nuova Guerra Fredda”. Tra le 20 tendenze globali individuate nel documento che potrebbero ripercuotersi negativamente sull’alleanza atlantica entro il 2025 ci sono l’intelligenza artificiale, lo sviluppo tecnologico e i cambiamenti climatici. Brunei, Malesia, Filippine, Vietnam e Taiwan ritengono che il bilancio militare cinese sia “sproporzionato”, poiché senso le economie del sud-est asiatico non hanno le risorse per mantenere il passo, mentre il Giappone deve fare i conti con un importante vincolo politico previsto dall’accordo sulla sicurezza firmato il primo settembre 1951 con gli Stati Uniti, in seguito alla sconfitta del Paese asiatico nella seconda guerra mondiale. In base a tale accordo, Tokyo deve mantenere una politica strettamente “difensiva”, delegando a Washington qualsiasi intervento militare. Più semplicemente, il Giappone non può colpire basi nemiche e, se lo facesse, violerebbe il patto con gli USA, andando incontro a un incidente diplomatico.

L’annuncio dell’aumento del budget per la difesa da parte della Cina è stato effettuato in un momento in cui Xi Jinping, già comandante in capo delle forze armate, sta cercando di espandere ulteriormente la propria influenza. Il leader di Pechino vorrebbe cambiare la Costituzione per estendere il mandato presidenziale, possibilmente a tempo indeterminato. Tale questione verrà dibattuta in occasione della sessione annuale dell’NPC, nel corso delle prossime due settimane. Domenica 4 marzo, il presidente americano, Donald Trump, si è congratulato con Xi Jinping per tale progetto, definendolo “grandioso”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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