Egitto – Arabia Saudita: 10 miliardi di dollari per la costruzione della città di NEOM

Pubblicato il 5 marzo 2018 alle 17:32 in Arabia Saudita Egitto

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L’Arabia Saudita e l’Egitto hanno istituito un fondo congiunto di 10 miliardi di dollari per lo sviluppo di NEOM, la città transnazionale che nascerà al confine tra Giordania, Arabia Saudita ed Egitto, secondo quanto riferito da fonti del governo saudita.

Domenica 4 marzo, il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, si è recato in visita di stato al Cairo per incontrare il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, nel contesto del suo primo tour all’estero in qualità di erede al trono. Durante il viaggio, il reale saudita visiterà altresì la Gran Bretagna, dove si recherà mercoledì 7 marzo, gli Stati Uniti, dove è atteso tra il 19 e il 22 marzo, e la Francia.

Durante la riunione bilaterale, le due parti hanno discusso la questione delle “sfide che sta affrontando il mondo arabo, in particolare il terrorismo e gli Stati che lo sostengono” e hanno firmato tre Memorandum d’Intesa che promuovono la cooperazione tra Arabia Saudita ed Egitto in diversi settori, tra i quali la protezione ambientale e la riduzione dell’inquinamento, secondo quanto riferito dal portavoce della Presidenza egiziana, Bassam Radi.

In tale occasione, il principe ereditario e il presidente egiziano hanno istituito un fondo congiunto che mira a sviluppare il lato egiziano del NEOM, una città transnazionale e una zona economica che verrà costruita a Tabuk, in Arabia Saudita, al confine con Egitto e Giordania. Si tratta di un progetto, annunciato il 24 ottobre 2017, che mira a diversificare l’economia del Regno, per la maggior parte dipendente dal petrolio. Per la costruzione della città, l’Egitto avrebbe impegnato più di 1000 km quadrati di terreno nella parte meridionale della Penisola del Sinai.

L’Egitto e l’Arabia Saudita hanno rafforzato i rapporti a partire dal colpo di stato che, il 3 luglio 2013, aveva rovesciato il governo dell’ex presidente egiziano, Mohammed Morsi, portando al potere l’attuale presidente Al-Sisi. Entrambi i Paesi considerano la Fratellanza Musulmana, di cui Morsi era esponente, un’organizzazione terroristica. Oltre a ciò, il Cairo fa parte della coalizione araba, a guida saudita, che combatte in Yemen a fianco del presidente Rabbo Mansour Hadi, destituito con un colpo di stato dai ribelli Houthi il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Egitto e l’Arabia Saudita, insieme a Emirati Arabi Uniti e Bahrein, costituiscono anche i Paesi dell’embargo, ovvero gli Stati che il 5 giugno 2017 avevano tagliato tutti i rapporti diplomatici con il Qatar, accusato di sostenere il terrorismo. Infine, il 17 agosto 2017, era entrato in vigore l’accordo che ridefiniva i confini marittimi tra Arabia Saudita ed Egitto, meglio noto con il nome di “Tiran e Sanafir”. La questione di Tiran e Sanafir risaliva all’8 aprile 2016, quando, quando, durante una visita di stato saudita in Egitto, re Salman ed Al-Sisi avevano firmato un accordo, secondo il quale la sovranità delle due isole del mar Rosso sarebbe stata trasferita al Regno saudita, mentre la subordinazione amministrativa sarebbe rimasta all’Egitto. Sabato 3 marzo, il giorno prima dell’arrivo del principe saudita in Egitto, l’Alta Corte Costituzionale egiziana aveva annullato tutti i precedenti verdetti della magistratura contrari alla cessione delle isole a Riad.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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