Burkina Faso: gruppo affiliato ad al-Qaeda rivendica attacchi

Pubblicato il 5 marzo 2018 alle 8:28 in Africa Burkina Faso

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Il gruppo Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (JNIM), affiliato ad al-Qaeda, ha rivendicato la serie di attacchi che hanno colpito la capitale del Burkina Faso, Ouagadougou, venerdì 2 marzo, che hanno causato la morte di 16 persone, di cui 8 terroristi, e il ferimento di almeno altre 80

Secondo quanto riportato da Reuters, uomini armati hanno assalito varie strutture, tra cui l’ambasciata e l’istituto francese, in ciò che l’ambasciatore di Parigi ha definito “un attacco terroristico”. Inizialmente sono state udite esplosioni, seguite poi da assalti da parte di militanti non ancora identificati, i quali sono giunti a bordo di auto di fronte agli edifici diplomatici, dove hanno iniziato a sparare prima di introdursi al loro interno. Alcuni testimoni hanno riferito di aver udito il suono di spari e di aver visto fumo nero.

Il Burkina Faso, Paese dell’Africa occidentale dell’area del Sahel senza alcuno sbocco al mare, è uno degli Stati più poveri al mondo. Il confine settentrionale con il Mali costituisce un territorio propizio per gli scontri tra i gruppi armati, i quali contribuiscono all’instabilità del Paese. Negli ultimi anni, i gruppi terroristici dell’area sono riusciti a conquistare roccaforti sparse nella regione del Sahel, lanciando attacchi in Mali, Burkina Faso, Costa d’Avorio e in Niger. L’attacco precedente in Burkina Faso si era verificato il 13 agosto 2017, quando uomini armati avevano attaccato un ristorante turco della capitale, uccidendo 18 persone e ferendone altre 8. Il 15 gennaio 2016, a soli due giorni di distanza dall’inaugurazione del nuovo governo, presieduto dal premier Paul Kaba Thieba,  alcuni militanti avevano sequestrato un hotel e un bar nel centro di Ouagadougou, causando la morte di 28 persone e il ferimento di altre 56, evidenziando la difficoltà della nuova amministrazione nell’attuare una risposta anti-terrorista efficace. L’assalto era stato rivendicato da al-Qaeda nel Magreb Islamico (AQIM).

Nel febbraio 2017, il Burkina Faso, insieme a Mali, Mauritania, Niger e Ciad ha dato vita ad un nuovo corpo antiterrorismo, chiamato G5 Sahel, composto da 5.000 ufficiali, tra soldati, poliziotti e agenti speciali originari dei 5 Paesi africani, per contrastare la crescita dell’estremismo e del traffico di esseri umani nell’area del Sahel. Tale zona, essendo poco controllata, pullula di militanti di al-Qaeda, dell’ISIS e di altre organizzazioni. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità la sua formazione nel giugno 2017. La Francia è uno dei principali sostenitori del G5 Sahel e, in particolare, l’obiettivo del presidente Emmanuel Macron sarebbe quello di far trasferire parte dei finanziamenti che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu destina alle 10.000 truppe di peacekeeping della missione MINUSMA, alle forze multinazionali che operano in Sahel. È previsto che Parigi destini 1.2 miliardi di euro al fondo per lo sviluppo della regione per i prossimi 5 anni. 

Il Burkina Faso, ex colonia francese, fatica a mettere in atto una legislazione efficiente che sia in grado di rispondere alla minaccia terroristica. Le riforme proposte da una commissione di sicurezza, nel dicembre 2015, non sono mai state adottate, facendo sì che la difesa del Burkina Faso non è mai aumentata in modo proporzionale alla minaccia. Nel corso dei quattro anni passati, gli Stati Uniti hanno assistito il governo di Ouagadougou con finanziamenti del valore complessivo di circa 30 milioni di dollari, che hanno reso possibile la cooperazione regionale con i Paesi vicini in materia di anti-terrorismo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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