Al-Assad: le operazioni nel Ghouta non contraddicono la tregua

Pubblicato il 5 marzo 2018 alle 13:29 in Medio Oriente Siria

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Il governo siriano continuerà a combattere il terrorismo e l’operazione nel territorio del Ghouta orientale fa parte di questo progetto, di conseguenza le forze governative porteranno avanti la loro missione, parallelamente alle operazioni di evacuazione dei civili, secondo quanto dichiarato dal presidente siriano, Bashar Al-Assad.

In merito agli scontri tra le truppe governative e le forze dei ribelli, che si stanno combattendo nel territorio del Ghouta orientale, il capo di stato siriano ha affermato che l’operazione dell’esercito siriano non sarebbe in contraddizione con la tregua di 30 giorni imposta dalle Nazioni Unite e che la situazione umanitaria descritta dall’Occidente rappresenterebbe una menzogna.

Sabato 24 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva approvato l’imposizione di una tregua immediata, della durata di 30 giorni, in tutto il territorio siriano, mirata a favorire la distribuzione degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche. Il cessate-il-fuoco era stato imposto in seguito all’escalation di violenza che aveva colpito il territorio del Ghouta siriano nella settimana precedente, a partire da domenica 18 febbraio. La tregua in vigore nel territorio siriano, tuttavia, non ha impedito il perpetuarsi degli scontri all’interno dell’enclave dei ribelli, che hanno violato il cessate-il-fuoco domenica 25 febbraio, poche ore dopo la sua entrata in vigore. Al fine di porre fine all’escalation di violenza e di permettere l’accesso degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche, lunedì 26 febbraio, Mosca aveva imposto una “pausa umanitaria”, che sarebbe dovuta entrare in vigore il giorno successivo, martedì 27 febbraio, e durare 5 ore, dalle 9:00 alle 14:00. Anche in questo caso, la tregua era stata immediatamente violata dagli scontri tra le forze governative e i ribelli. Un terzo tentativo era stato fatto dalla Russia, la quale, giovedì  1 marzo, aveva imposto una tregua giornaliera di 5 ore nel territorio siriano del Ghouta orientale, che è entrata in vigore nella mattinata di venerdì 2 marzo, ma, ancora una volta, non è stata rispettata.

Domenica 4 marzo, le forze governative sono avanzate ulteriormente nell’enclave, intensificando l’offensiva contro l’ultimo bastione ribelle vicino alla capitale Damasco e facendosi strada da un accesso orientale con l’apparente strategia di separare la zona in due parti per indebolirle entrambe più facilmente. Si tratterebbe di uno schema militare spesso usato dall’esercito di Damasco e dai suoi alleati nelle dinamiche della guerra civile in corso, iniziata il 15 marzo 2011. L’operazione avrebbe causato la fuga di 300-400 famiglie, secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. Al momento, le forze governative avrebbero ripreso il controllo di circa il 33% del territorio, secondo le informazioni riferite dall’Osservatorio.

Le dichiarazioni del presidente siriano sono state rilasciate durante un incontro tra Al-Assad e l’assistente del ministro degli Esteri iraniani per le questioni politiche speciali, Hussein Gabri Ansari, che si è tenuto a Damasco domenica 4 marzo. In tale occasione, le due parti hanno ribadito il diritto del popolo siriano di determinare il futuro del proprio Paese, lontano da qualsiasi ingerenza straniera, e la necessità di intraprendere un dialogo politico per porre fine alla crisi siriana. Il presidente siriano ha altresì dichiarato che il popolo siriano avrà l’ultima parola in merito alle future scelte politiche.

L’Iran è entrato nel conflitto siriano a fianco del presidente Bashar Al-Assad il 9 giugno 2013. Giovedì 1 marzo, la guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, aveva elogiato il presidente siriano, Bashar Al-Assad, per la resistenza dimostrata durante i sette anni di guerra civili che hanno devastato la Siria e aveva sottolineato che Teheran avrebbe il dovere di sostenere il suo governo.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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