Stati Uniti: Emirati Arabi Uniti probabilmente coinvolti nelle presidenziali americane del 2016

Pubblicato il 4 marzo 2018 alle 21:11 in Emirati Arabi Uniti USA e Canada

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Un consigliere speciale statunitense, Robert Mueller, sta eseguendo una serie di indagini sul presunto tentativo, da parte degli Emirati Arabi Uniti, di influenzare le elezioni presidenziali americane del 2016.

Sabato 3 marzo, il New York Times ha riportato che George Nader, un uomo d’affari libano-americano e consigliere del presidente de facto del Paese mediorientale, è stato interrogato per ottenere informazioni su un possibile tentativo, da parte degli Emirati Arabi Uniti, di supportare economicamente la campagna elettorale dell’attuale presidente statunitense, Donald Trump. Gli investigatori hanno altresì fatto delle ricerche sul ruolo di Nader presso la Casa Bianca e il suo coinvolgimento nelle politiche da essa emanate. Nei primi mesi dell’amministrazione Trump, infatti, Nader aveva compiuto frequenti viaggi a Washington, incontrando alcuni funzionari per discutere le politiche americane negli Stati del Golfo Persico, prima del viaggio di Trump in Arabia Saudita, a maggio 2017.

La fonte americana ha riportato l’esistenza di un memo, inviato a Nader da Elliot Broidy, uno dei più importanti funzionari repubblicani che si occupava della raccolta fondi, che avrebbe confermato i tentativi degli Stati Uniti di approvare una serie di politiche a favore degli Emirati Arabi Uniti. Secondo il New York Times, infatti, Trump è uno stretto alleato di Abu Dhabi. Il leader americano ha sempre supportato le decisioni dal Paese, dalla politica di supporto all’erede al trono della vicina Arabia Saudita all’approccio aggressivo nei confronti dell’Iran e del Qatar.

È la prima volta che un altro Paese, al di fuori della Russia, viene coinvolto nelle indagini, guidate da Mueller, riguardanti l’influenza politica estera nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016.

Il 9 dicembre 2016, le agenzie di intelligence americana avevano reso noto che il Cremlino era intervenuto nelle presidenziali americane attraverso attività di hackeraggio, per danneggiare la candidata democratica, Hillary Clinton. Sia il team di Trump che la Russia hanno sempre negato le accuse. Il 27 ottobre 2017, Mueller aveva approvato i primi capi d’accusa dell’inchiesta, che si era focalizzata sull’ingerenza russa nella campagna presidenziale dell’attuale presidente e sulla presunta ostruzione della giustizia compiuta da Trump, che avrebbe tentato di impedire lo svolgimento dell’indagine al riguardo.

Il 17 febbraio, inoltre, l’ufficio di Mueller aveva accusato 13 russi e 3 aziende russe per aver interferito nelle elezioni presidenziali. Le accuse sostenevano che l’obiettivo dei cospiratori russi era promuovere la discordia negli Stati Uniti, minacciando la fiducia del popolo nella democrazia. Gli imputati si sarebbero spacciati per americani su internet, postando annunci contro la Clinton e organizzando comizi politici pro-Trump negli Stati Uniti. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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