L’Etiopia e il terrorismo

Pubblicato il 4 marzo 2018 alle 6:01 in Approfondimenti Etiopia

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L’Etiopia è lo Stato africano indipendente più antico, in quanto non è mai stato colonizzata, a parte una piccola parentesi italiana dal 1936 al 1941 sotto Benito Mussulini. Per tali ragioni, il Paese possiede un patrimonio culturale unico e costituisce un simbolo di indipendenza. Ad oggi, l’Etiopia è uno degli attori principali del Corno d’Africa, sia sul piano economico, sia sul piano della sicurezza. È previsto che lo Stato africano diventi il primo esportatore di energia dell’area e anche il Paese più importante per la produzione di energia rinnovabile di tutto continente. Nonostante ciò, dal 2015, l’Etiopia è caratterizzata da una profonda conflittualità politica. In quell’anno le autorità di Addis Abeba adottarono il Mater Plan, un’iniziativa che mirava a espandere il territorio della capitale a discapito degli abitanti della regione di Oromo. Nonostante il piano fosse stato cancellato nel mese di gennaio 2016, le manifestazioni sono continuante, e le autorità hanno attuato una risposta molto dura. Secondo quanto riferito da Amnesty International, le forze di sicurezza hanno fatto ricorso ad un eccessivo uso della forza contro la popolazione, uccidendo, entro la fine del 2016, almeno 800 persone. La regione Amhara, insieme a Oromo, costituiscono i principali teatri delle proteste contro il governo. Nonostante dal 3 gennaio 2018 le autorità avessero iniziato a liberare migliaia di prigionieri, la situazione è ulteriormente peggiorata in seguito alle dimissioni del premier Hailemariam Desalegn, presentate il 15 febbraio, con l’intento di cedere la guida del governo per poter avviare le riforme necessarie alla pace e alla democrazia. Hailemariam, salito al potere nell’agosto 2012, era il leader del Southern Ethiopian People’s Democratic Movement (SEPDM), uno dei quattro partiti della coalizione governativa che controlla tutti i 447 seggi del Parlamento di Addis Abeba. Gli altri tre partiti sono l’Amhara National Democratic Movement (ANDM), l’Oromo People’s Democratic Organization (OPDO) e il Tigraryan People’s Liberation Front (TPLF). Dopo aver accettato le sue dimissioni, il 17 febbraio, il governo ha dichiarato uno stato di emergenza dalla durata di 6 mesi, nel tentativo di calmare i disordini politici.

Nonostante l’instabilità politica, l’Etiopia è particolarmente attiva nella lotta contro il terrorismo locale, effettuando operazioni contro al-Qaeda e al-Shabaab, ed è impegnata in Sud Sudan per sostenere le sue autorità nella risoluzione della guerra civile. Secondo quanto si evince dal Country Report on Terrorismo 2016 del governo americano, nel corso degli anni recenti, il governo di Addis Abeba si è concentrato nella lotta contro i jihadisti di al-Shabaab in Somalia, evitando che potessero colpire anche il territorio etiope. L’Etiopia collabora a stretto contatto con gli Stati Uniti su una serie di questioni di sicurezza regionali, facendo partecipale la polizia federale etiope (EFP) alle indagini sull’attacco di al-Shabaab avvenuto nel maggio 2014 in Gibuti. L’EFP ha altresì richiesto la firma di un Memorandum of Understanding sulla condivisione delle informazioni e sul crimine transnazionale dell’ISIS all’FBI. Nel maggio 2016, il governo etiope ha denunciato la branca dell’ISIS in Libia, in seguito alla pubblicazione di un video dei terroristi in cui venivano decapitati 16 migranti etiopi. L’episodio è stato il secondo in cui cittadini dell’Etiopia sono stati uccisi dai jihadisti in Libia. Il primo era avvenuto nell’aprile 2015, quando l’ISIS aveva assassinato 30 etiopi cristiani nel Paese nordafricano.

Il governo di Addis Abeba ricorre alla Anti-Terrorism Proclamation (ATP), adottata nel 2009, per perseguire i casi legati al terrorismo, ma anche per trattenere giornalisti e figure dell’opposizione, tra cui membri di minoranze religiose che protestano contro il governo, e altri attivisti. La National Intelligence and Security Service (NISS), l’autorità di intelligence nazionale, ha il compito di svolgere indagini criminali ed è responsabile della gestione delle operazioni antiterrorismo, in coordinazione con l’Ethiopian National Defense Forces (ENDF) e la polizia federale (EFP). Questi due corpi, insieme al NISS, costituiscono la Task Force antiterrorismo dell’Etiopia, un comitato a livello federale che coordina tutti gli sforzi per limitare e contrastare la minaccia terroristica nel Paese del Corno d’Africa. Il NISS facilità altresì la collaborazione con gli Stati Uniti.

I controlli delle frontiere costituiscono una questione molto delicata per la sicurezza dell’Etiopia e, di conseguenza, il governo si coordina con le forze di Eritrea, Kenya, Somalia e Sud Sudan per condurre screen e controlli approfonditi dei viaggiatori presso i principali punti di accesso al Paese. Il report del governo americano informa che gli aeroporti etiopi sono stati gli unici punti di partenza verso gli USA dall’Africa orientale, grazie alle misure di sicurezza attuate e alla professionalità dimostrata dagli ufficiali etiopi. Data la crescente minaccia terroristica nella regione, soprattutto per via della presenza di al-Shabaab in Somalia e nei territori circostanti, le forze di sicurezza etiopi hanno dimostrato di essere in grado di controllare e monitorare efficacemente gli aeroporti, grazie anche all’installazione di due sistemi di screening presso l’aeroporto internazionale di Addis Abeba nel febbraio 2016. Gli ufficiali etiopi hanno altresì espresso la volontà di ricevere ulteriori training e addestramenti da parte delle forze americane per innalzare ulteriormente i livelli di sicurezza.

In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, l’Etiopia è un membro dell’Eastern and Southern Africa Anti-Money Laundering Group (ESAAMLG). L’unità di intelligence finanziaria etiope (FIC) ha emanato una direttiva che guida gli obblighi di segnalazione e la conformità delle attività e delle professioni non finanziarie. L’Etiopia ha condotto altresì il suo terzo e ultimo seminario sulla valutazione del rischio nazionale per il riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo nel dicembre 2016. Grazie alla legislazione antiterrorismo, il governo etiope criminalizza il finanziamento del terrorismo in conformità con gli standard internazionali, anche in assenza di un atto terroristico specifico, richiede la raccolta dei dati per i bonifici bancari, controlla e regola le attività e le professioni non finanziarie e sottopone le organizzazioni no-profit e le organizzazioni religiose che raccolgono, ricevono, concedono o trasferiscono fondi come parte della loro attività a un’adeguata supervisione da parte della FIC. La FIC distribuisce elettronicamente le liste aggiornate delle Nazioni Unite di individui ed entità sotto le risoluzioni CT alle istituzioni finanziarie. La legislazione antiterrorismo consente altresì il congelamento e la confisca dei beni terroristici senza preavviso e autorizza il Consiglio dei ministri a decidere le condizioni ei termini per il congelamento dei beni.

Nell’ambito del contrasto all’estremismo violento, il governo di Addis Abeba non possiede alcun piano nazionale, al contrario di quanto è stato raccomandato da Segretario Generale dell’Onu per la prevenzione dell’estremismo violento. Tuttavia, le autorità locali hanno adottato strategie e programmi per contrastare tale fenomeno, tra cui il Growth and Transformation Plan II, un piano di 5 anni che mira ad indirizzare i fattori socio-economici che i terroristi sfruttano per svolgere attività di reclutamento.

Infine, per quanto riguarda la cooperazione regionale e internazionale, l’Etiopia partecipa attivamente a tutti gli sforzi antiterrorismo dell’Unione Africana

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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