Turchia: terzo raid aereo in 48 ore contro le forze di Al-Assad

Pubblicato il 3 marzo 2018 alle 18:39 in Siria Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Gli aerei da guerra turchi hanno colpito le forze a sostegno del governo del presidente siriano, Bashar Al-Assad, nella regione di Afrin, in Siria, uccidendo almeno 36 persone.

L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha dichiarato che i raid aerei turchi, avvenuti sabato 3 marzo, hanno colpito un campo a Kafr Jina. È la terza volta in 48 ore che i velivoli dell’esercito di Ankara colpiscono le forze a favore di al-Assad ad Afrin. Le Syrian Democratic Forces (SDF) hanno rilasciato una dichiarazione confermando l’attacco, senza comunicare, tuttavia, la presenza o meno di vittime. La fonte ha spiegato che un gruppo di turchi e dei loro alleati siriani si sono infiltrati nella città di Rajo, dove gli scontri stanno proseguendo tutt’ora.

Il premier della Turchia, Binali Yildirim, ha affermato che l’esercito del suo Paese ha ripreso il controllo della città. Secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, le forze turche erano in possesso di circa il 70% del luogo.

Le truppe fedeli al presidente siriano erano entrate nel distretto di Afrin il 20 febbraio, con l’obiettivo di sostenere i curdi. Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, aveva risposto alla notizia dell’accordo tra i curdi e le forze di Al-Assad, affermando che le truppe turche avrebbero risposto con la forza se l’esercito a supporto del governo avesse sostenuto i curdi nella regione di Afrin. Poche ore prima dell’arrivo delle truppe di Al-Assad nella regione, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva annunciato che l’esercito turco avrebbe assediato la città di Afrin a breve.

Il 20 gennaio, Ankara aveva lanciato l’operazione “Ramo d’Olivo” contro il distretto di Afrin, situato nel nord della Siria, al confine con la Turchia. La campagna militare turca mira a “liberare il territorio dal terrorismo” e a creare, all’interno del territorio siriano, una “zona sicura” di 30 km. Erdogan aveva minacciato di colpire militarmente Afrin dopo che, domenica 14 gennaio, la coalizione internazionale, a guida americana, aveva annunciato di stare lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF), composta da 30 mila persone, la metà delle quali sarebbero state veterani della Syrian Democratic Forces (SDF), queste ultime considerate dalla Turchia parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e para-militare curdo ritenuto illegale da Ankara.

Sabato 24 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva approvato all’unanimità la Risoluzione che impone una tregua di 30 giorni in Siria, per permettere l’accesso degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche. La decisione era stata adottata in seguito all’escalation di violenza che aveva colpito la regione del Ghouta orientale durante la settimana precedente. Tuttavia, il cessate il fuoco non era stato esteso anche all’operazione Ramo d’Olivo ad Afrin. Alcuni fonti turche avevano spiegato che questa decisione era stata presa poiché “Ankara non è una parte coinvolta nel conflitto e sta solo portando avanti un’operazione mirata a garantire l’integrità territoriale e la sicurezza dei confini della Turchia”. Le fonti avevano altresì aggiunto che si trattava di “un’operazione condotta secondo le decisioni delle Nazioni Unite di proteggere il diritto all’autodifesa contro il terrorismo che minaccia la sicurezza del confine e l’integrità territoriale della Turchia e nel rispetto dell’integrità territoriale della Siria, nel contesto del diritto all’autodifesa, previsto dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e dalle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU n. 1624, 2170 e 2178”.

 Venerdì 2 marzo, il ministro della Difesa turco, Nurettin Canikli, ha riferito che, dall’inizio dell’operazione Ramo d’Olivo, sarebbero stati uccisi circa 41 soldati turchi e 116 militari delle truppe governative.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.