Stati Uniti: due terzi di diplomatici in meno all’ambasciata a Cuba

Pubblicato il 3 marzo 2018 alle 13:21 in Cuba USA e Canada

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Washington ha dichiarato che la decisione di diminuire di due terzi il proprio staff presso l’ambasciata statunitense a L’Avana è diventata permanente, poiché non sono ancora state trovate le cause di una serie di incidenti correlati alla salute che avevano colpito i diplomatici che vi lavoravano.

I fatti risalirebbero alla fine del 2016, quando alcuni impiegati cominciarono a sentire dolore e a manifestare diversi sintomi che avevano portato a gravi perdite dell’udito. Il 10 agosto 2017, il Dipartimento di Stato americano aveva confermato l’esistenza di un’indagine su un presunto attacco acustico contro i funzionari dell’ambasciata statunitense. Inizialmente, si credeva che alcuni strumenti di tecnologia d’avanguardia, situati nei pressi o all’interno delle residenze dei diplomatici, fossero i responsabili della sordità sviluppata dai diplomatici.  Curati a Cuba, i funzionari colpiti erano poi stati rimpatriati. In seguito, Washington aveva dichiarato che,  in risposta all’attacco, stava valutando la chiusura dell’ambasciata. Tuttavia, a dicembre 2017, alcuni esperti cubani, supportati da scienziati statunitensi, avevano dimostrato che non vi era stato alcun attacco acustico contro l’ambasciata, ma che i problemi di sordità manifestati dai diplomatici erano di natura psicosomatica.

Nonostante ciò, venerdì 2 marzo l’amministrazione Trump ha stabilito che i due terzi degli impiegati presso l’ambasciata cubana verranno rimpatriati, gettando così un’ombra sulle relazioni tra i due Paesi. La decisione è stata presa poiché, per legge, il Dipartimento di Stato americano deve decidere se rimandare i diplomatici nel Paese nel quale sono in missione entro 6 mesi dalla data in cui hanno lasciato lo Stato, e la scadenza per coloro che lavoravano a L’Avana era fissata per questo fine settimana. Secondo la comunicazione rilasciata dagli Stati Uniti, l’ambasciata continuerà a operare con il personale minimo necessario a portare avanti le funzioni consolari e diplomatiche di base.

Nello stesso giorno, il Dipartimento di Stato ha rinnovato l’avvertimento ai viaggiatori statunitensi verso Cuba, spiegando che nel Paese potrebbe esserci il rischio di misteriosi attacchi alla salute, sferrando in questo modo un colpo sia alle agenzie di viaggio statunitensi che al settore privato appena nato dell’isola, che ha beneficiato dell’aumento di visite dagli Stati Uniti in seguito all’apertura dell’ambasciata a L’Avana. Cuba, che sta continuando le indagini sul caso dei diplomatici, ha sempre sostenuto che non ci sono prove a favore dell’ipotesi degli attacchi. Gli Stati Uniti non hanno accusato l’isola di averli perpetrati, ma ritiene L’Avana responsabile per la salute e la sicurezza dei propri diplomatici.

L’ambasciata statunitense a L’Avana era stata riaperta ufficialmente il 14 agosto 2015, durante l’ultimo mandato dell’ex presidente del Paese, Barack Obama. Chiusa nel 1960, funzionava dal 1977 come ufficio per gli interessi statunitensi nell’isola sotto la tutela della missione svizzera presso Cuba.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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