Siria: governo bombarda Ghouta orientale con Napalm

Pubblicato il 3 marzo 2018 alle 16:02 in Medio Oriente Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Alcuni civili siriani, nella regione sotto assedio del Goutha orientale, sono stati arsi da probabili bombe incendiarie al Napalm, mentre aumenta il numero delle vittime e dei feriti a causa dei bombardamenti del governo siriano.

Nella mattina di sabato 3 marzo, in una fascia oraria compresa tra l’alba e le 8 del mattino, il governo guidato dal presidente Bashar al-Assad ha condotto oltre 30 raid aerei sulla cittadina di Douma, ferendo gravemente molti civili e danneggiando numerose strutture urbane. A riferirlo ad al-Araby al-Jadeed sono state alcune fonti interne al centro mediatico del Goutha, le quali hanno aggiunto che, nottetempo, gli aerei da guerra inviati dal regime hanno sganciato bombe incendiarie al Napalm sulla cittadina di Mesraba. Nuovi attacchi al Napalm sono stati condotti alla luce del sole sulla stessa località, e come conseguenza di tali attacchi un grande numero di civili riporta gravi ustioni. Inoltre, cinque civili, tra cui una donna e un bambino, sono stati uccisi a seguito dei bombardamenti del governo sulle città di Muhammediyah e Hammouriyeh. Tali notizie giungono da Omar Khatib, un inviato di al-Araby al-Jadeed che si trova sul posto, dentro l’enclave.

Il Napalm è un derivato dell’acido naftenico e dell’acido palmitico utilizzato per costruire bombe e mine incendiarie, e viene solitamente creato a partire da benzina gelificata. Tale emulsione bellica è estremamente pericolosa in quanto si attacca alla pelle e ai vestiti e in genere provoca ustioni di quarto o quinto grado. Le Nazioni Unite hanno bandito l’uso del Napalm contro le popolazioni civili, tuttavia il governo siriano continua a usare le armi chimiche contro la popolazione che abita le aree dove sono ubicati i ribelli, nel tentativo di riprendere il controllo del Paese.

L’ambasciatrice americana presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, ha lanciato un appello rivolto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per promuovere una nuova indagine e determinare con certezza chi si celi dietro i numerosi attacchi condotti in Siria con l’uso di armi chimiche proibite.

Il Ghouta orientale – la cui situazione è stata descritta dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, come un “inferno in Terra” – è sotto assedio per mano del governo siriano, spalleggiato dagli aiuti russi, dal 18 febbraio 2018. A oggi le vittime appurate di tale offensiva ammontano a oltre 600 – per la precisione 602 civili, di cui 147 bambini, stando alle statistiche pubblicate dall’Osservatorio siriano per i diritti umani – in aggiunta a migliaia di feriti.

La situazione non si è appianata in Siria nonostante la tregua di 30 giorni imposta da una Risoluzione approvata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite lo scorso sabato 24 febbraio, con lo scopo di permettere l’accesso degli aiuti umanitarie e le evacuazioni mediche nell’area. A poco è servita anche la “pausa umanitaria” decretata dalla Russia il 27 febbraio, ossia una finestra giornaliera della durata di cinque ore  – dalle 9.00 alle 14.00 – per permettere ai residenti della periferia orientale di Damasco di abbandonare i loro ripari in cerca di cibo e medicine.

Il Ghouta orientale, ultimo bastione in mano ai ribelli nei pressi della capitale siriana, è sottoposto all’offensiva del governo nazionale dal 2013. Alla lunga, tali attacchi hanno provocato carenze di alimenti e medicine che hanno ridotto alla fame e alla malattia i 400mila civili residenti nella regione. Il conflitto siriano, iniziato il 15 marzo 2011, ha avuto origine quando il regime Baath, al potere dal 1963 e guidato dal presidente al-Assad, ha risposto con la forza alle proteste pacifiche che chiedevano riforme democratiche durante la scia di manifestazioni della Primavera Araba. Ciò scatenò una reazione di ribelli armati, tra le fila dei quali entrarono anche defezionisti dell’esercito governativo regolare.
Secondo le stime di esperti e organismi di monitoraggio, centinaia di migliaia di civili sono stati uccisi nel corso del conflitto, in particolare per mano del regime di al-Assad e dei suoi alleati. Milioni di siriani hanno invece abbandonato le loro abitazioni, e rappresentano un enorme gruppo di sfollati sia all’interno sia all’esterno dei confini nazionali. Le strategie portate avanti dal governo siriano, tra cui l’uso di armi chimiche, assedi, esecuzioni di massa e tortura dei civili, hanno spinto organismi internazionali ad avviare indagini per presunti crimini di guerra e contro l’umanità.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.