Iran: il nostro dovere è difendere Al-Assad

Pubblicato il 3 marzo 2018 alle 6:02 in Iran Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha elogiato il presidente siriano, Bashar Al-Assad, per la resistenza dimostrata durante i sette anni di guerra civili che hanno devastato la Siria.

In un discorso, pronunciato giovedì 1 marzo, la guida suprema dell’Iran ha elogiato il comportamento del presidente siriano durante il conflitto civile siriano e ha sottolineato che l’Iran ha il dovere di sostenere il suo governo. In tal senso, Khamenei ha dichiarato: “La Siria è in prima linea oggi. Il nostro dovere è difendere la resistenza siriana”, che sarebbe composta da Iran, Siria, Hezbollah, milizie irachene e gruppi islamisti palestinesi. La guida suprema dell’Iran ha poi proseguito il discorso, affermando: “Bashar Al-Assad, il presidente siriano, è un grande esempio di resistenza e l’immagine del combattimento. Non ha mai esitato ed è rimasto forte: questo è estremamente importante per la nazione”. Infine, rivolgendosi al presidente siriano, Khamenei ha dichiarato: “Se noi e voi, e altri elementi della resistenza continueremo a essere determinati, il nemico non potrà realizzare nulla”.

Le dichiarazioni di Khamenei sono giunte dopo che, il 28 febbraio, l’Unione Europea aveva chiesto a Russia, Iran e Turchia di assumersi le proprie responsabilità e di porre fine ai combattimenti in Siria, al fine di rispettare la tregua di 30 giorni imposta dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in tutto il territorio siriano. In una lettera indirizzata ai ministri degli Esteri di questi Paesi, l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, aveva chiesto che Mosca, Teheran e Ankara prendessero “le misure necessarie per garantire che i combattimenti venissero fermati e che il popolo siriano venisse protetto”.

Sabato 24 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva approvato l’imposizione di una tregua immediata, della durata di 30 giorni, in tutto il territorio siriano, mirata a favorire la distribuzione degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche. Il cessate-il-fuoco era stato imposto in seguito all’escalation di violenza che aveva colpito il territorio del Ghouta siriano nella settimana precedente, a partire da domenica 18 febbraio. La tregua in vigore nel territorio siriano, tuttavia, non ha impedito il perpetuarsi degli scontri all’interno dell’enclave dei ribelli, che hanno violato il cessate-il-fuoco domenica 25 febbraio, poche ore dopo la sua entrata in vigore. Al fine di porre fine all’escalation di violenza e di permettere l’accesso degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche, lunedì 26 febbraio, Mosca aveva imposto una “pausa umanitaria”, che sarebbe dovuta entrare in vigore il giorno successivo, martedì 27 febbraio, e durare 5 ore, dalle 9:00 alle 14:00. Anche in questo caso, la tregua era stata immediatamente violata dagli scontri tra le forze governative e i ribelli. Giovedì 1 marzo, le Nazioni Unite avevano riferito che la Russia avrebbe imposto, all’interno del territorio del Ghouta orientale, una tregua giornaliera della durata di 5 ore, per consentire la distribuzione degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.