Cambogia: premier accusa Stati Uniti di mentire sui tagli agli aiuti economici

Pubblicato il 3 marzo 2018 alle 10:24 in Cambogia USA e Canada

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Il primo ministro cambogiano ha accusato il governo statunitense di aver mentito nell’annunciare che gli aiuti economici americani destinati al Paese del Sud-Est asiatico verranno sospesi, in quanto, a suo dire, la Cambogia aveva già smesso di ricevere tali fondi da Washington nel 2016.

Sabato 3 marzo, il primo ministro della Cambogia, Hun Sen, ha commentato pubblicamente la decisione del governo americano di sospendere lo stanziamento dei fondi per il Paese asiatico. In tale discorso, Sen ha accusato l’ambasciatore americano in Cambogia, William Heidt, di aver mentito riguardo ai fondi statunitensi, in quanto tali aiuti, destinati al dipartimento tributario del Paese, erano già stati bloccati nel 2016.

Rivolgendosi a una platea di migliaia di concittadini, impiegati nell’industria tessile, nella provincia meridionale di Preah Sihanouk, il premier cambogiano ha affermato: “Noi, 16 milioni di cittadini cambogiani, non abbiamo ricevuto fondi americani relativamente al settore fiscale. Tali sussidi sono stati interrotti nel 2016.” Poi, lanciando un appello agli Stati Uniti, Sen ha aggiunto: “Ambasciatore americano, per piacere, risponda a questa domanda: perché ha annunciato che farete tagli sui fondi se non ci sono fondi? Ha intenzione di distorcere l’immagine della Cambogia?”.

L’Ambasciata americana a Phnom Penh non ha voluto commentare tali affermazioni.

La Casa Bianca, nella giornata di martedì 27 febbraio, aveva annunciato che avrebbe presto sospeso o ridimensionato numerosi programmi di assistenza economica, finanziaria e militare operativi in Cambogia e stanziati dal Tesoro, dall’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID), e dall’esercito americano. La motivazione addotta da Washington sarebbe un aumento, a fronte di tali finanziamenti statunitensi, dell’instabilità politica in cui verte la nazione asiatica. Inoltre, in tale occasione, la Casa Bianca ha annunciato di aver speso oltre un miliardo di dollari nel sostegno alle autorità cambogiane, e ha aggiunto che l’assistenza offerta dagli Stati Uniti nel settore agricolo, nel campo sanitario e nell’attività di sminamento locale continuerà.

Hun Sen, che è alla guida del Paese da 33 anni, ha accusato il leader all’opposizione, Kem Sokha – appartenente al Cambodia National Rescue Party (CNRP) – di cospirare con gli Stati Uniti per rovesciare il suo governo. Sokha è stato arrestato a settembre del 2017 sulla base di tali accuse e, il 16 novembre 2017, la Corte Suprema del Paese ha emesso una sentenza volta a sciogliere il partito di opposizione di cui Sokha era alla guida.

Alcuni gruppi umanitari e Paesi occidentali hanno condannato la repressione condotta da Sen tanto nei confronti dell’opposizione, quanto contro organizzazioni non governative e canali di informazione mediatica indipendenti, in vista delle prossime elezioni nazionali, previste per il 29 luglio. La recente decisione della Casa Bianca fa seguito all’inasprimento di tali critiche del mondo occidentale. In particolare Charles Santiago, presidente dell’organizzazione umanitaria ASEAN Parliamentarians for Human Rights (APHR), ha definito tale mossa, incoraggiata dalle autorità locali, “il colpo di grazia definitivo per la democrazia cambogiana”.

Hun Sen, grande alleato della Cina, ha a più riprese criticato pubblicamente gli Stati Uniti, in particolare per aver bombardato la Cambogia durante la Guerra del Vietnam, conflitto iniziato il 1 novembre 1955 e terminato vent’anni più tardi, il 30 aprile 1975.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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