Siria: primi aiuti umanitari ad Afrin

Pubblicato il 2 marzo 2018 alle 11:24 in Siria Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un convoglio di aiuti umanitari è entrato nel distretto di Afrin, situato nel nord-ovest della Siria, al confine con la Turchia. Si tratta dei primi aiuti inviati nel territorio dall’inizio dell’operazione Ramo d’Olivo, lanciata da Ankara il 20 gennaio.

Il convoglio, entrato nelle città di Afrin e a Tal Rifaat giovedì 1 marzo, è composto da 29 camion carichi di generi alimentari e medicinali, che potranno aiutare le 50.000 persone che si trovano nel territorio. In merito alla notizia, una portavoce della Syrian Arab Red Crescent (SARC), Ingy Sedky, ha dichiarato: “È il nostro primo convoglio ad Afrin dall’inizio dell’offensiva nell’area”.

Il 20 gennaio, Ankara aveva lanciato l’operazione Ramo d’Olivo nel distretto di Afrin. Si tratta di una campagna militare mirata a “liberare il territorio dal terrorismo” e a creare una zona cuscinetto della profondità di 30 km al confine tra Turchia e Siria. La Turchia considera le People’s Protection Units (YPG), che si trovano nel territorio settentrionale della Siria, parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e para-militare curdo ritenuto illegale da Ankara.

Secondo i dati riferiti dalle Nazioni Unite, nell’area in questione vivrebbero circa 323.000 civili, tra i quali vi sarebbero anche 125.000 sfollati. Il 23 febbraio, poco più di un mese dopo l’avvio dell’operazione, l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch aveva pubblicato un documento nel quale affermava che le forze turche avrebbero ucciso 26 civili, di cui 17 bambini, in 3 attacchi condotto nel distretto di Afrin il 21, il 27 e il 28 gennaio. In merito alla questione, l’Osservatorio siriano per i diritti umani, ha riferito che il bilancio delle vittime uccisi dalle forze turche sarebbe di 140 civili. Da parte sua, Ankara ha negato questo numero, affermando che “sta facendo tutto il possibile” per evitare l’uccisione dei civili.

Sabato 24 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva approvato all’unanimità la Risoluzione che imponeva una tregua di 30 giorni in Siria, per permettere l’accesso degli aiuti umanitarie e le evacuazioni mediche. La decisione era stata adottata in seguito all’escalation di violenza che aveva colpito la regione del Ghouta orientale durante la settimana precedente. Al momento, il bilancio delle vittime sarebbe di 602 civili, di cui 147 bambini, secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. Su espressa richiesta di Mosca, fanno eccezione a questa tregua “individui, gruppi ed entità affiliati con Al-Qaeda e con lo Stato Islamico, così come altri gruppi terroristici riconosciuti dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

Il giorno successivo, domenica 25 febbraio, il portavoce del Ministero degli Esteri turco, Hami Aksoy, aveva annunciato che la tregua non avrebbe riguardato l’operazione Ramo d’Olivo che Ankara sta combattendo ad Afrin, in quanto la Turchia non è una parte coinvolta nel conflitto siriano e la sua campagna viene condotta secondo le decisioni delle Nazioni Unite di proteggere il diritto all’autodifesa contro il terrorismo che minaccia la sicurezza del confine e l’integrità territoriale della Turchia e nel rispetto dell’integrità territoriale della Siria.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.