Russia: nuova tregua nel Ghouta siriano

Pubblicato il 2 marzo 2018 alle 13:27 in Russia Siria

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La Russia ha imposto una nuova tregua di 5 ore nel territorio siriano del Ghouta orientale, che è entrata in vigore nella mattinata di venerdì 2 marzo, secondo quanto riferito dall’esercito russo. Si tratterebbe della quarta tregua di questo genere imposta nell’enclave dei ribelli in quattro giorni.

Giovedì 1 marzo, le Nazioni Unite avevano riferito che il piano della Russia costituirebbe nell’imposizione, all’interno del territorio del Ghouta orientale, di una tregua giornaliera della durata di 5 ore, per consentire la distribuzione degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche.

Venerdì 2 marzo, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il suo omologo francese, Emmanuel Macron, hanno concordato sulla necessità di collaborare per far rispettare il cessate-il-fuoco in Siria e hanno chiesto alla Russia di esercitare la sua influenza su Damasco, secondo quanto riferito da un comunicato emanato dall’Eliseo. In questo senso, nel comunicato si legge che Washington e Parigi hanno ribadito la necessità che Mosca “eserciti la massima pressione sul governo di Damasco senza ambiguità”, affinché le sue truppe rispettino il cessate-il-fuoco nel Paese. La dichiarazione è stata emanata dopo che i due presidenti avevano avuto un colloquio telefonico in merito alla situazione in Siria e alla tregua imposta nel territorio dalle Nazioni Unite.

Sabato 24 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva approvato l’imposizione di una tregua immediata, della durata di 30 giorni, in tutto il territorio siriano, mirata a favorire la distribuzione degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche. Il cessate-il-fuoco era stato imposto in seguito all’escalation di violenza che aveva colpito il territorio del Ghouta siriano nella settimana precedente, a partire da domenica 18 febbraio. La tregua in vigore nel territorio siriano, tuttavia, non ha impedito il perpetuarsi degli scontri all’interno dell’enclave dei ribelli, che hanno violato il cessate-il-fuoco domenica 25 febbraio, poche ore dopo la sua entrata in vigore. Al fine di porre fine all’escalation di violenza e di permettere l’accesso degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche, lunedì 26 febbraio, Mosca aveva imposto una “pausa umanitaria”, che sarebbe dovuta entrare in vigore il giorno successivo, martedì 27 febbraio, e durare 5 ore, dalle 9:00 alle 14:00. Anche in questo caso, la tregua era stata immediatamente violata dagli scontri tra le forze governative e i ribelli.

In questo contesto, mercoledì 28 febbraio, le forze governative, fedeli al presidente siriano, Bashar Al-Assad, avevano lanciato un’offensiva via terra contro l’area di Hawsh Al-Dawahra, situata all’entrata del territorio del Ghouta orientale. Tale operazione si aggiunge ai continui bombardamenti aerei lanciati dalle truppe del governo, sostenute dalla Russia, e agli attacchi condotti dai ribelli. Al momento, gli scontri tra le due parti avrebbe causato la morte di 602 civili, di cui 147 bambini, secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Mercoledì 28 febbraio, il sottosegretario generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Mark Lowcock, aveva riferito che almeno 40 camion sarebbero stati carichi e pronti per trasportare aiuti umanitari e medicinali all’interno del territorio del Ghouta orientale, ma che sarebbero stati bloccati dal mancato rispetto della tregua.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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