Puigdemont rinuncia alla presidenza e lancia Sànchez

Pubblicato il 2 marzo 2018 alle 15:24 in Spagna

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Carles Puigdemont ha annunciato da Bruxelles la sua intenzione di fare un passo indietro e rinunciare alla presidenza della Catalogna, dopo oltre due mesi di blocco istituzionale, lanciando come suo successore Jordi Sànchez, leader di Asamblea Nacional Catalana.

L’impossibilità legale di assumere la presidenza, lo scontro con gli alleati di Sinistra Repubblicana di Catalogna che si sono opposti ad un’investitura a distanza, definita illegale tanto dalla magistratura come dall’avvocatura del parlamento di Barcellona, e la volontà di non tornare in Spagna, dove verrebbe immediatamente arrestato, hanno forzato la mano al leader deposto lo scorso 29 ottobre. 

Puigdemont, tuttavia, ha indicato una strada che, a priori, sembra impossibile e rischia di prolungare l’impasse istituzionale in Catalogna. L’ex presidente, infatti, ha indicato come suo successore il numero 2 della lista Junts per Catalunya, Jordi Sànchez. 

Presidente di Asamblea Nacional Catalana, associazione della società civile indipendentista, Sànchez è in carcere a Soto del Real (Madrid) sin dal 15 ottobre scorso per reati legati all’organizzazione del referendum indipendentista illegale del 1 ottobre 2017. 

Per diventare effettivamente presidente della Generalitat catalana, Sànchez dovrebbe ricevere un permesso speciale dal giudice Pablo Llarena per potersi recare al dibattito d’investitura al Parlament di Barcellona.

“È un grande onore e una enorme responsabilità poter rappresentare il popolo della Catalogna” – si legge sull’account twitter ufficiale di Jordi Sànchez.

La proclamazione di Puigdemont non è un semplice fatto simbolico, dacché il parlamento catalano ha votato ieri, 1 marzo, una mozione in cui lo si riconosce come “presidente legittimo della Catalogna”. Il voto, cui non ha preso parte l’opposizione e prosperato grazie ai voti per procura dei deputati in galera, tra cui lo stesso Sànchez, è andato avanti nonostante l’avvocatura del parlamento ne avesse segnalato l’incostituzionalità.

Il parlamento, sempre contro l’opinione dell’avvocatura del parlamento e del Tribunale Costituzionale, ha votato una mozione in cui si definisce “legittimo” il referendum indipendentista del 1 ottobre. 

L’opposizione costituzionalista ha accusato il presidente del parlamento Roger Torrent di “continuare con la farsa indipendentista”, sottolineando come la Catalogna sia senza governo dal voto del 21 dicembre scorso non per via dell’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione spagnola, ma perché la maggioranza indipendentista non è stata capace di superare il blocco nato dalla fuga di Puigdemont.

 

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino 

 

 

di Redazione

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