Cina: parità di trattamento per le imprese taiwanesi

Pubblicato il 2 marzo 2018 alle 6:06 in Cina Taiwan

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Il governo di Pechino ha deciso di introdurre un pacchetto di misure designate per concedere alle imprese e ai professionisti di Taiwan un maggiore accesso alle opportunità e ai benefici che la Cina continentale può offrire. Il pacchetto, annunciato dal Taiwan Affairs Office mercoledì 28 febbraio, comprende 31 voci, di cui 12 collegate all’ambito commerciale e 19 alle questioni sociali e all’impiego. L’annuncio è stato fatto volutamente mercoledì 28 febbraio in occasione del 71° anniversario del “2.28 Incident” quando un’insurrezione popolare, scoppiata nel 1947 sull’isola di Taiwan, era stata violentemente soppressa dall’allora governo del Kuomintang di Chang Kai-Shek.

Le nuove misure previste dal pacchetto permetteranno alle imprese taiwanesi che operano nella Cina continentale di prendere parte al programma “Made in China 2025”, il quale prevede un sostanziale miglioramento del settore manifatturiero del Paese. Queste, inoltre, consentiranno alle aziende di Taiwan di beneficiare di numerosi incentivi fiscali e di partecipare ai progetti infrastrutturali.

Ad approfittare di queste nuove misure saranno anche le imprese taiwanesi che operano nel settore dell’intrattenimento e delle arti creative poiché otterranno un accesso facilitato al mercato cinese della cinematografia e dell’editoria. Infine, anche i singoli professionisti originari di Taiwan potranno lavorare più facilmente all’interno delle industrie cinesi, vedendo riconosciute le loro qualifiche.

Secondo il portavoce di Pechino, An Fengshan, la decisione è stata adottata dal governo per mettere su un piede di parità le aziende di Taiwan con le loro controparti cinesi. Secondo il Mainland Affairs Council di Taiwan, invece, si tratterebbe di uno sforzo, da parte del governo della Cina continentale, per ottenere maggiore supporto politico.

Le relazioni tra l’isola di Taiwan e la Cina continentale hanno visto un sostanziale peggioramento dall’elezione, il 16 gennaio 2016, della presidente taiwanese Tsai Ing-Wen, leader del Democratic Progressive Party. Una delle sue prime mosse è consistita nel rifiuto di riconoscere il consensus del 1992 su cui si basano le relazioni tra i due stretti con l’obiettivo di portare avanti la campagna a favore della totale indipendenza dell’isola dalla Cina.

La professoressa onoraria presso la National Taiwan University, Chang Lin-cheng, tuttavia, ha sottolineato come la decisione di Pechino potrebbe aiutare il mercato del lavoro taiwanese attraverso la creazione di nuove possibilità di impiego. “Nel passato, le politiche di Pechino non sono mai state così positive come quelle annunciate mercoledì nei confronti della popolazione di Taiwan”, ha affermato la professoressa Chang.

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di Redazione

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