Yemen: bambini tra le vittime della guerra

Pubblicato il 1 marzo 2018 alle 11:29 in Medio Oriente Yemen

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Continuano i raid della coalizione araba, a guida saudita, contro le postazioni degli Houthi nel governatorato di Sa’da, situato nel nord-ovest dello Yemen, che costituisce la principale roccaforte dei ribelli, e di Al-Hodeida, che si trova a sud-ovest del Paese.

Secondo quanto riferito da fonti locali, all’alba di giovedì 1 marzo, le forze della coalizione hanno bombardato contemporaneamente numerose postazioni degli Houthi nei governatorati di Sa’da e Al-Hodeida. In quest’ultimo, in particolare, gli attacchi aerei hanno causato 120 morti e decine di feriti tra i militanti degli Houthi.

Gli scontri tra le due parti coinvolte nel conflitto civili hanno altresì causato vittime civili. Nella serata di martedì 27 febbraio, i bombardamenti aerei che avevano colpito il governatorato di Sa’da, avevano ucciso 2 bambini e ne avevano feriti altri 8, secondo quanto riferito dal Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF).

Stando a un report dell’UNICEF, pubblicato il 16 gennaio, più di 5.000 bambini, una media di 5 bambini dal marzo 2015, sarebbero stati uccisi o feriti nella guerra civile dello Yemen, mentre altri 400.000 soffrirebbero di gravi forme di malnutrizione e starebbero combattendo per le loro vite.  La coalizione araba a guida saudita sarebbe responsabile dell’uccisione del 51% dei bambini rimasti vittime della guerra in Yemen nel 2016. Per questo motivo, il 5 ottobre 2017, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aveva inserito la coalizione araba a guida saudita, che combatte in Yemen, all’interno della lista nera di coloro che violano i diritti dei bambini nelle aree di conflitto, relativa all’anno 2016, nella quale sono elencati i Paesi e gli enti che hanno compiuto violazioni contro i bambini nelle zone di guerra. In particolare, la coalizione viene accusata di aver ucciso e mutilato i bambini in Yemen e di aver distrutto edifici civili, quali scuole e ospedali.

Lo Yemen è dilaniato dalla guerra civile dal 21 marzo 2015. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere, da un lato, gli Houthi, un gruppo zaidita sciita, dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La situazione è stata resa ancora più complessa dall’intervento delle potenze esterne. Da un lato, l’Arabia Saudita è intervenuta direttamente nel conflitto il 26 marzo 2015, a capo della coalizione araba, che supporta il presidente destituito, Rabbo Mansour Hadi. Dall’altro, l’Iran sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo. Sia la coalizione a guida saudita sia l’Iran mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, ampliando così l’influenza sciita o sunnita nella regione. 

Lo Yemen sta vivendo una grave crisi umanitaria. Martedì 27 febbraio, il sottosegretario generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Mark Lowcock, aveva definito le condizioni dello Yemen “catastrofiche” dopo 3 anni di guerra, con una cifra record di 22,2 milioni di persone che hanno bisogno di aiuto e protezione. Nella stessa occasione, l’inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite in Yemen, Ismail Ould Cheikh Ahmed, aveva accusato le parti coinvolte nella guerra civile, il governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, sostenuto dalla coalizione araba, a guida saudita, e gli Houthi, di stare prolungando il conflitto.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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