Yemen: la situazione è catastrofica

Pubblicato il 28 febbraio 2018 alle 16:22 in Medio Oriente Yemen

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Il sottosegretario generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Mark Lowcock, ha definito le condizioni dello Yemen “catastrofiche” dopo 3 anni di guerra, con una cifra record di 22,2 milioni di persone che hanno bisogno di aiuto e protezione. L’inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite in Yemen, Ismail Ould Cheikh Ahmed, ha accusato le parti coinvolte nella guerra civile, il governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, sostenuto dalla coalizione araba, a guida saudita, e gli Houthi, di stare prolungando il conflitto.

Martedì 27 febbraio, in occasione di una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Cheikh Ahmed ha rappresentato un quadro tragico della guerra in Yemen, descrivendo il Paese come il più impoverito a livello mondiale e il territorio nel quale è in corso la peggiore crisi umanitaria, causata da quella che l’inviato speciale dell’ONU ha definito “il modello distruttivo della politica a somma zero” delle parti coinvolte. In questo contesto, Cheikh Ahmed ha dichiarato: “I politici in questo conflitto percepiscono le concessioni come una debolezza e il dissenso come una minaccia” e ha aggiunto: “Hanno compiuto azioni irresponsabili e provocatorie, trascurando le sofferenze quotidiane causate dal conflitto”.

Durante il suo discorso, l’inviato speciale in Yemen ha dichiarato che nel Paese “vi sono basi solide per raggiungere un accordo” tra le due parti coinvolte, ma che nessuna delle due si impegnerebbe a dare concessioni e a mettere al primo posto l’interesse della nazione. Di conseguenza, Cheikh Ahmed ha esortato le parti a “porre fine alle ostilità, a ripristinare le negoziazioni mirate al raggiungimento delle pace e a far prevalere la cultura della coesistenza sul linguaggio della guerra”.

Stando alle parole dell’inviato speciale dell’ONU, il conflitto yemenita costituirebbe “la più grande crisi umanitaria causata dall’uomo a livello mondiale” e una crisi economica che ha visto l’economia del Paese contrarsi di almeno il 40% dal 2015. Cheikh Ahmed ha altresì dichiarato: “È chiaro che i soldi che dovrebbero contribuire a pagare i salari, mantenere i servizi di base e stimolare l’economia, vengono utilizzati per finanziare la guerra. Inoltre, si stanno diffondendo la tassazione informale e altre forme di corruzione, che aggravano la situazione umanitaria”.

Durante l’incontro è intervenuto anche il sotto segretario generale per gli Affari Umanitari, Mark Lowcock, il quale ha riferito al Consiglio di Sicurezza che il conflitto è peggiorato a partire dal novembre 2017 e ha ricordato che in Yemen “la carestia rimane una minaccia reale”. In tal senso, Lowcock ha sottolineato che 8,4 milioni di yemeniti “non hanno la certezza di potersi nutrire” e circa 400.000 bambini sotto i 5 anni “soffrono di forme di malnutrizione talmente gravi che, se non curati, avranno un rischio di mortalità dieci volte più alto dei loro coetanei sani”.

Il 6 novembre 2017, la coalizione araba, a guida saudita, che combatte nella guerra civile dello Yemen a fianco del presidente Rabbo Mansour Had, deposto con un colpo di stato dagli Houthi, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale, aveva chiuso tutti gli accessi al Paese, via mare, via terra e via aerea, impedendo, in questo modo, l’arrivo degli aiuti umanitari e sanitari e contribuendo ad aggravare la situazione umanitaria.

Lo Yemen è dilaniato dalla guerra civile dal 21 marzo 2015. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere, da un lato, gli Houthi, un gruppo zaidita sciita, dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La situazione è stata resa ancora più complessa dall’intervento delle potenze esterne. Da un lato, l’Arabia Saudita è intervenuta direttamente nel conflitto il 26 marzo 2015, a capo della coalizione araba, che supporta il presidente destituito, Rabbo Mansour Hadi. Dall’altro, l’Iran sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo. Sia la coalizione a guida saudita sia l’Iran mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, ampliando così l’influenza sciita o sunnita nella regione. 

 Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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