Siria: la Corea del Nord dietro le armi chimiche

Pubblicato il 28 febbraio 2018 alle 13:19 in Corea del Nord Siria

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La Corea del Nord sta fornendo alla Siria materiale che potrebbe essere stato utilizzato per produrre armi chimiche, secondo quanto riferito da un diplomatico del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il diplomatico, che ha preferito rimanere anonimo, ha riferito all’emittente televisiva CNN che la Corea del Nord avrebbe inviato in Siria piastrelle resistenti all’acido, valvole e termometri, materiale che potrebbe essere stato utilizzato per fabbricare armi chimiche. Tali informazioni sarebbero contenute in un report sul Paese asiatico elaborato da un gruppo di esperti delle Nazioni Unite. Secondo il documento, alcuni esperti in materia di missili, provenienti dalla Corea del Nord, si sarebbero recati in Siria nel 2016 e nel 2017, dopo l’arrivo del materiale, e alcuni scienziati starebbero ancora lavorando nelle strutture che si occupano di armi chimiche e missili a Barzeh, Adra e Hama.

Stando ai dati del report, le componenti chimiche, ovvero parti di missili balistici e materiali che potrebbero essere utilizzate per scopi civili e militari, sarebbero state mandate in Siria attraverso almeno 40 spedizioni, avvenute tra il 2012 e il 2017. Il documento includerebbe anche le copie dei contratti firmati da Pyongyang e da Damasco e delle fatture che permetterebbero di capire la tipologia di materiali importati in Siria.

Da parte sua, sempre secondo il documento, il governo siriano del presidente Bashar Al-Assad, più volte accusato di aver condotto attacchi chimici contro il proprio popolo, avrebbe respinto le accuse secondo le quali ci sarebbero esperti nordcoreani nel Paese, affermando che si tratterebbe di allenatori sportivi.

La possibilità che vi sia uno scambio di componenti chimiche tra la Siria e la Corea del Nord costituirebbe un grande pericolo, dal momento che permetterebbe a Damasco di mantenere le armi chimiche e a Pyongyang di ottenere finanziamenti per lo sviluppo dei programmi nucleare e missilistico.

Il governo siriano aveva rivelato per la prima volta di essere in possesso di armi chimiche nel luglio 2012, minacciando di utilizzarle in caso di operazioni militari da parte dei Paesi occidentali sul territorio siriano e non contro il proprio popolo. Nel settembre 2013, gli Stati Uniti e il regime siriano, sostenuto dalla Russia, avevano raggiunto un accordo per eliminare le armi chimiche in Siria entro il 2014, minacciando attacchi aerei da parte delle forze americane contro il regime, in caso l’accordo non fosse stato rispettato.

La Corea del Nord è sottoposta a numerose sanzioni, mirate a fermare i programmi nucleari del Paese. Il 29 novembre, il governo nordcoreano aveva annunciato che il Paese era diventato una potenza nucleare a tutti gli effetti, in grado di colpire gli Stati Uniti, che per primi avevano criticato l’attività del regime di Kim Jong-Un, suggerendo l’imposizione di sanzioni per fermare l’attività del Paese. Ad agosto e settembre 2017 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva approvato una serie di sanzioni che limitavano l’attività nordcoreana sin diversi ambiti. L’ultimo documento ratificato dall’organo dell’Onu, la Risoluzione 2397 del 22 dicembre, ha imposto ulteriori restrizioni sul Paese, limitando del 90% le importazioni di petrolio e vietando l’esportazione di altri prodotti.

Le informazioni del report sono state rivelate qualche giorno dopo la riapertura delle indagini sull’utilizzo di armi chimiche in Siria. Domenica 25 febbraio, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) aveva aperto un’indagine sugli attacchi che erano stati condotti nella settimana precedente nel territorio siriano del Ghouta orientale, con particolare riferimento a un bombardamento che aveva colpito l’area nella giornata di domenica.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, almeno 14 delle persone colpite nell’attacco contro il villaggio di Al-Shifuniyah, situato nel territorio del Ghouta, che era stato lanciato domenica 25 febbraio, tra le quali vi era anche un bambino, avrebbero mostrato difficoltà respiratorie, dispnea e irritazioni a occhi e pelle e ciò avrebbe fatto pensare a un attacco chimico con gas cloro. In merito alla questione, in un comunicato emanato lunedì 26 febbraio, il Ministero della Difesa russo aveva dichiarato che alcuni gruppi armati avrebbero colpito numerose postazioni delle forze fedeli al governo di Al-Assad. Secondo Mosca, i ribelli avrebbero utilizzato alcuni gas velenosi in modo provocatorio, con lo scopo di accusare le forze del presidente di aver condotto attacchi chimici.

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Traduzione dall’rabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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