Conflitto siriano: il generale Votel accusa la Russia di destabilizzare la regione

Pubblicato il 28 febbraio 2018 alle 12:34 in Siria USA e Canada

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La Russia non vuole, o non è in grado, di porre fine al conflitto siriano e sta giocando un ruolo incredibilmente destabilizzante nella regione mediorientale.

È quanto ha dichiarato uno dei più alti ufficiali militari americani in Medio Oriente, il generale Joseph Votel, il quale ha messo in guardia il Congresso statunitense circa le attività russe in Siria e nella regione circostante. Le sue dichiarazioni sono state rilasciate ad un mese di distanza da quando il segretario di Stato, Rex Tillerson, aveva affermato che, a suo avviso, Mosca aveva intenzione di porre fine al conflitto siriano, in linea con la volontà di Washington. Da allora, le azioni della Russia in Siria hanno portato Votel a ritenere che il Cremlino stia fomentando il conflitto. “Sono serio quando dico che i russi interpretano il ruolo di quelli che appiccano l’incendiano e al contempo quello dei vigili del fuoco, accrescendo le tensioni e creando una situazione a loro favore”, ha spiegato Votel, aggiungendo che, in questo modo, la Russia tenta di limitare l’influenza americana in Siria.

Nel corso della settimana passata, l’esercito siriano e i suoi alleati hanno attaccato ripetutamente il territorio del Ghouta, una delle principali roccaforti dell’opposizione siriana che fa parte delle zone cuscinetto della Siria, stabilite dal quinto round dei negoziati di Astana, tenutosi nella capitale kazaka il 10 luglio 2017. L’area si trova sotto assedio dal dicembre 2012 e, negli ultimi mesi, le milizie fedeli a Bashar Al-Assad hanno aumentato le offensive sul territorio, impedendo agli abitanti di ricevere cibo e medicine. Inoltre, i numerosi gruppi armati attivi nell’area hanno reso difficoltoso l’operato delle organizzazioni umanitarie. Tale situazione, in cui sono morti almeno 350.000 civili, è stata denunciata il 27 ottobre scorso dalle Nazioni Unite, le quali hanno condannato le forze del regime siriano di Bashar Al-Assad. In seguito ad un’escalation di violenza nel corso delle prime settimane di febbraio, il 24, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità una Risoluzione che ha imposto una tregua di 30 giorni in Siria, per permettere l’accesso degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche. Secondo le stime dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, entro il 24 febbraio, sono morte più di 520 persone. Nonostante la Risoluzione del Consiglio si sicurezza, nei giorni successivi sono continuati i bombardamenti da parte delle forze di Assad sul Ghouta, violando la tregua. Domenica 25 febbraio, la Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons (OPCW) ha aperto un’indagine per verificare se nel corso delle offensive contro il Ghouta, le forze di Assad hanno utilizzato armi chimiche. 

Secondo diversi osservatori, gruppi umanitari e gli USA, gli aerei da guerra russi hanno partecipato alle offensive del governo siriano contro l’area del Ghouta. “È chiaro che la Russia non è riuscita a far rispettare il cessate il fuoco alle forze del regime siriano”, ha spiegato Votel, il quale ha aggiunto che, a questo punto, il Cremlino dovrebbe ammettere che non è in grado di porre fine al conflitto, o non ha intenzione di farlo.

Occorre ricordare che l’11 novembre 2017, il presidente russo, Vladimir Puntin, e il presidente americano, Donald Trump, i quali si erano incontrati a margine del vertice Asia-Pacifico in Vietnam, avevano firmato un comunicato congiunto in cui avevano concordato che il processo di pace di Ginevra avrebbe posto fine alla guerra in Siria, e non le azioni militari. Nonostante ciò, il conflitto siriano sembra lontano da una conclusione e, allo stesso modo, Russia e Stati Uniti continuano a avere posizioni differenti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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