Battaglia di Afrin: Turchia contro Francia e USA

Pubblicato il 28 febbraio 2018 alle 18:17 in Siria Turchia

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La Turchia ha criticato la Francia e gli Stati Uniti per aver affermato che il cessate-il-fuoco in Siria avrebbe dovuto includere la campagna militare di Ankara nel distretto di Afrin, situato nel nord-ovest della Siria, al confine con la Turchia.

Mercoledì 28 febbraio, il Ministero degli Esteri turco, ha smentito le dichiarazioni presenti in un comunicato emanato due giorni prima dalla Presidenza francese, definendole “disoneste”.  Secondo il rapporto francese, diffuso lunedì 26 febbraio, in occasione di un colloquio telefonico con l’omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, il presidente francese, Emmanuel Macron, avrebbe affermato che la tregua imposta dalle Nazioni Unite avrebbe dovuto riguardare tutta la Siria, “incluso Afrin”. In questo contesto, il portavoce del Ministero degli Esteri turco, Hami Aksoy, ha dichiarato: “Contrariamente a quanto riferito dal comunicato della Presidenza francese in merito a una conversazione telefonica tra il nostro presidente e il presidente francese Macron, riguardante la Risoluzione n.2401 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla situazione umanitaria in Siria, il presidente Macron non ha fatto riferimento ad Afrin”.

Lo stesso giorno, mercoledì 28 febbraio, il portavoce del Ministero degli Esteri turco ha definito “infondate” le dichiarazioni degli Stati Uniti in merito al fatto che la tregua in Siria avrebbe dovuto includere la campagna turca ad Afrin. La risposta di Ankara è giunta dopo che, martedì 27 febbraio, la portavoce del Dipartimento di Stato americano, Heather Nauert, aveva affermato che avrebbe “spinto la Turchia a tornare indietro e a leggere la Risoluzione dell’ONU”. IN questo contesto, Aksoy ha dichiarato che la Nauert “non ha colto il punto centrale della Risoluzione on vuole distorcerlo. La Turchia non è una delle parti coinvolte nella guerra civile. Con l’operazione Ramo d’Olivo ad Afrin la Turchia sta esercitando il suo diritto all’autodifesa, che si basa sull’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite”. Il portavoce turco ha aggiunto: “Tutte le parti coinvolte dovrebbero realizzare gli obiettivi della Risoluzione senza distorcerli. La Turchia continuerà a fare la sua parte per alleviare le sofferenze del popolo siriano, come ha fatto fino a oggi”.

Sabato 24 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva approvato all’unanimità la Risoluzione che imponeva una tregua di 30 giorni in Siria, per permettere l’accesso degli aiuti umanitarie e le evacuazioni mediche. La decisione era stata adottata in seguito all’escalation di violenza che aveva colpito la regione del Ghouta orientale durante la settimana precedente. Secondo i dati riferiti sabato 24 febbraio dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, il bilancio delle vittime sarebbe stato di 520 morti, tra i quali 127 bambini e 75 donne, e di più di 2.500 feriti. Su espressa richiesta di Mosca, fanno eccezione a questa tregua “individui, gruppi ed entità affiliati con Al-Qaeda e con lo Stato Islamico, così come altri gruppi terroristici riconosciuti dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

Il giorno successivo, domenica 25 febbraio, Aksoy aveva annunciato che la tregua non avrebbe riguardato l’operazione Ramo d’Olivo che Ankara sta combattendo ad Afrin, in quanto la Turchia non è una parte coinvolta nel conflitto siriano e la sua campagna viene condotta secondo le decisioni delle Nazioni Unite di proteggere il diritto all’autodifesa contro il terrorismo che minaccia la sicurezza del confine e l’integrità territoriale della Turchia e nel rispetto dell’integrità territoriale della Siria. Il 20 gennaio, Ankara aveva lanciato l’operazione Ramo d’Olivo nel distretto di Afrin. Si tratta di una campagna militare mirata a “liberare il territorio dal terrorismo” e a garantire la sicurezza dei confini turchi. La Turchia considera le People’s Protection Units (YPG), le forze curde presenti nel nord della Siria, parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e para-militare ritenuto illegale da Ankara.

 Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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