Talebani: pronti al dialogo con gli Stati Uniti

Pubblicato il 27 febbraio 2018 alle 12:34 in Afghanistan Asia

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I talebani hanno diffuso una lettera la notte di lunedì 26 febbraio, in cui hanno affermato che gli Stati Uniti devono accettare la richiesta di una risoluzione pacifica del conflitto da parte della popolazione afghana. Nel documento, i militanti dichiarano altresì di essere pronti al dialogo, suggerendo agli ufficiali statunitensi di colloquiare direttamente con il Political Office of Islamic Emirate in Qatar. “Aiuterebbe davvero la situazione se gli Stati Uniti accettassero le richieste legittime del popolo afghano e dialogassero di conseguenza con noi attraverso canali pacifici”, recita il comunicato, in cui viene aggiunto che la guerra non è stata una scelta dei talebani, ma che è stata imposta dall’esterno. Nonostante ciò, i militanti chiedono di riconoscere che il conflitto non possa terminare con le azioni militari, ma che deve essere attuata una strategia di pace che riporti la stabilità in Afghanistan.

Tali dichiarazioni, spiega l’emittente afghana Tolo News, sono state rilasciate dopo che il governo di Kabul aveva iniziato a discutere con le autorità qatarine in merito alla chiusura dell’ufficio dei talebani a Doha, dal momento che, fino ad ora, non ha avuto alcun beneficio per i colloqui di pace. Ad avviso del consigliere per la sicurezza nazionale del presidente afghano, Ashraf Ghani, non c’è alcun motivo di tenere l’ufficio ancora aperto. Mahoammad Hanif Atmanr ha specificato che l’obiettivo di tale esercizio sarebbe stato quello di dare il via ai colloqui di pace con i talebani ma “nemmeno un singolo passo in quella direzione è stato fatto fino ad oggi”.

Non è la prima volta che i talebani si rivolgono agli Stati Uniti per esortarli al dialogo. A metà febbraio, i militanti avevano dichiarato di voler porre fine alla guerra in Afghanistan attraverso colloqui con gli USA. “Noi preferiamo risolvere il conflitto attraverso il dialogo pacifico, ma gli americani devono concludere la loro occupazione ed accettare che formiamo un governo”, avevano affermato i talebani, i quali, nel comunicato, non avevano fatto alcun riferimento agli ultimi attentati rivendicati che avevano colpito la capitale afghana tra il 27 e il 29 gennaio, in cui erano morte più di 100 persone. Ad avviso di un ufficiale della NATO e di Trump, tali offensive dimostrano che i talebani non sono ancora pronti a iniziare negoziati di pace.

Da quando il presidente Donald Trump ha annunciato la nuova strategia americana nel Paese asiatico, il 21 agosto 2017, con l’obiettivo di eliminare definitivamente la minaccia terroristica dalla regione, gli Stati Uniti hanno aumentato significativamente i bombardamenti aerei in Afghanistan per colpire sia i talebani, sia i militanti affiliati allo Stato Islamico. La CNN ha reso noto che, nel solo mese di ottobre 2017, gli USA hanno sganciato 653 bombe e missili in Afghanistan, segnando un netto aumento rispetto alle 203 munizioni utilizzate lo stesso mese nel 2016. Si è trattato altresì del record di armi utilizzate contro i terroristi dell’area dal 2012 a oggi. All’epoca, erano presenti sul suolo afghano 100,000 truppe, mentre oggi ce ne sono 14,000. L’emittente americana informa che, nonostante l’aumento dei bombardamenti, nella seconda parte del 2017, i talebani sono riusciti a rafforzare il proprio dominio in Afghanistan. Basti pensare che nel mese di ottobre i militanti afghani controllavano il 14% dei distretti locali, una percentuale superiore rispetto a quella registrata ad agosto, pari al 13%. Nella prima settimana di febbraio, un bombardiere B-52 dell’aviazione americana ha compiuto una serie di raid nella provincia di Badakhshan, nel nord dell’Afghanistan, dalla durata record di 96 ore, sganciando 24 munizioni di precisione guidate contro postazioni dei talebani. 

Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. Sedici anni di invasione e più di 100 miliardi di dollari spesi, tuttavia, non sono ancora riusciti a porre fine all’instabilità del Paese, che continua a subire la furia sia dei militanti afghani, sia dei terroristi affiliati all’ISIS. L’obiettivo dei talebani è quello di riprendere il controllo della capitale Kabul per imporre in tutto il Paese una rigida interpretazione della legge islamica. L’ultima serie di attacchi rivendicata dia talebani è avvenuta tra il 23 e il 24 febbraio in diverse parti dell’Afghanistan, quali la provincia di Farah, Kabul e la provincia di Helman, in cui sono morte complessivamente 20 persone.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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