Siria: violata la pausa umanitaria di Putin

Pubblicato il 27 febbraio 2018 alle 11:47 in Russia Siria

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Almeno 2 persone, un uomo e una donna, sono rimaste uccise negli attacchi aerei condotti sulla città di Duma, nel territorio del Ghouta orientale, da parte delle forze fedeli al governo del presidente siriano, Bashar Al-Assad, nella mattinata di martedì 27 febbraio. Al momento, sarebbero in corso bombardamenti anche sul villaggio di Masraba.

I raid delle forze governative siriane hanno violato la “pausa umanitaria” che era stata imposta dalla Russia nel territorio del Ghouta e che sarebbe dovuta restare in vigore tra le ore 9:00 e le ore 14:00 del 27 febbraio. Lunedì 26 febbraio, il presidente russo, Vladimir Putin, aveva ordinato una “pausa umanitaria” agli attacchi aerei che avevano colpito ripetutamente il territorio del Ghouta orientale, secondo quanto riferito dal ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu.

Lunedì 26 febbraio, il ministro russo aveva annunciato che sarebbe stata imposta una tregua della durata di 5 ore nell’enclave dei ribelli, per consentire l’arrivo degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche. In questo senso, Shoigu aveva dichiarato: “In base alle istruzioni del presidente russo e al fine di evitare l’uccisione di civili nel Ghouta orientale, a partire dal 27 febbraio, dalle ore 9:00 alle ore 14:00 vi sarà una pausa umanitaria”. Il ministro aveva altresì affermato che dovrebbe essere imposta una pausa dello stesso genere anche nei territori di Al-Tanf, situato al confine con l’Iraq, e di Rukban, al confine con la Giordania, “in modo che i civili possano tornare nelle loro case senza ostacoli e cominciare a ricostruire le vite civili”.

Le dichiarazioni del ministro erano giunte dopo che si erano verificati scontri nel territorio del Ghouta orientale tra le forze fedeli al governo del presidente siriano, Bashar Al-Assad, e i ribelli, nonostante il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avesse imposto una tregua della durata di 30 giorni in tutto il Paese.

Sabato 24 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva approvato all’unanimità la Risoluzione che impone una tregua di 30 giorni in Siria, per permettere l’accesso degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche. La decisione era stata adottata in seguito all’escalation di violenza che aveva colpito la regione del Ghouta orientale durante la settimana precedente. Secondo i dati riferiti sabato 24 febbraio dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, il bilancio delle vittime sarebbe stato di 520 morti, tra i quali 127 bambini e 75 donne, e di più di 2.500 feriti. Su espressa richiesta di Mosca, fanno eccezione a questa tregua “individui, gruppi ed entità affiliati con Al-Qaeda e con lo Stato Islamico, così come altri gruppi terroristici riconosciuti dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

La Risoluzione era stata adottata per porre fine all’escalation di violenza che aveva colpito, in particolare, il territorio del Ghouta orientale. In poco più di un settimana, tra domenica 18 e lunedì 26 febbraio, sono state uccisi almeno 520 civili, tra i quali donne e bambini.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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