Siria: Gran Bretagna potrebbe unirsi ai bombardamenti USA

Pubblicato il 27 febbraio 2018 alle 14:24 in Siria UK

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La Gran Bretagna potrebbe unirsi agli Stati Uniti nel bombardare le forze del governo siriano, nel caso in cui venisse confermato che il regime del presidente Bashar al-Assad ha utilizzato armi chimiche contro i civili. Tale dichiarazione è stata rilasciata dal segretario degli Esteri inglese, Boris Johnson, il quale ha riferito di sperare che la Gran Bretagna e le altre nazioni occidentali non stiano inermi di fronte alla prova di un attacco chimico. “Se sappiamo cosa è accaduto e possiamo dimostrarlo e la Gran Bretagna può essere utile nell’intervenire, penso che dovremmo prendere tale opzione davvero in considerazione”, ha spiegato Johnson.

Nel corso della settimana passata, l’esercito siriano e i suoi alleati hanno attaccato ripetutamente il territorio del Ghouta, una delle principali roccaforti dell’opposizione siriana che fa parte delle zone cuscinetto siriane stabilite dal quinto round dei negoziati di Astana, tenutosi nella capitale kazaka il 10 luglio 2017. L’area si trova sotto assedio dal dicembre 2012. Negli ultimi mesi, le milizie fedeli a Bashar Al-Assad hanno aumentato le offensive sul territorio, impedendo agli abitanti di ricevere cibo e medicine. Inoltre, i numerosi gruppi armati attivi nell’area hanno reso difficoltoso l’operato delle organizzazioni umanitarie. Tale situazione, in cui sono morti almeno 350.000 civili, è stata denunciata il 27 ottobre scorso dalle Nazioni Unite, le quali hanno condannato le forze del regime siriano di Bashar Al-Assad. In seguito ad un’escalation di violenza nel corso delle prime settimane di febbraio, il 24, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità una Risoluzione che ha imposto una tregua di 30 giorni in Siria, per permettere l’accesso degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche. Secondo le stime dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, entro il 24 febbraio, sono morte più di 520 persone. Nonostante la Risoluzione del Consiglio si sicurezza, nei giorni successivi sono continuati i bombardamenti da parte delle forze di Assad sul Ghouta, violando la tregua. Domenica 25 febbraio, la Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons (OPCW) ha aperto un’indagine per verificare se nel corso delle offensive contro il Ghouta, le forze di Assad hanno utilizzato armi chimiche. 

Non è la prima volta che l’esercito siriano è stato accusato di aver utilizzato armi proibite contro i civili. Il 4 aprile 2017, un attacco chimico contro la cittadina dei ribelli siriani di Khan Sheikhun causò la morte di quasi 100 persone, tra cui 11 bambini. Nonostante gli USA avessero accusato Assad, il leader del regime siriano ha sempre negato la propria responsabilità. Il 6 aprile 2017, gli USA hanno lanciato missili contro la base siriana di Sharyat, causando la morte di 6 persone. Nell’occasione, Johnson si schierò dalla parte degli Stati Uniti e, nel corso delle ultime dichiarazioni, ha affermato: “Dobbiamo chiederci, noi come nazione e come Occidente in generale, possiamo accettare che l’uso di armi chimiche non venga prevenuto, controllato e punito?”. Tuttavia, Johnson ha precisato che gli abitanti del Ghouta non devono pensare che l’Occidente interverrà per ribaltare drammaticamente la situazione in loro favore.

La Gran Bretagna fa parte della coalizione internazionale a guida americana che combatte contro l’ISIS in Siria e in Iraq, anche se il governo inglese ha perso il sostegno del Parlamento nel 2013 sulla questione dei raid contro le forze del regime siriano.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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