Perché la guerra in Siria non ha mai fine nonostante le tregue decise dall’Onu?

Pubblicato il 27 febbraio 2018 alle 14:26 in Il commento Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

720E849C-C0D4-4389-ADAD-4B7C6241E78C

Lo Stato Islamico è caduto. Eppure, la guerra in Siria non ha perso niente della sua ferocia. Ci domandiamo perché e non troviamo risposte. Per acquisire una conoscenza più profonda della politica internazionale in Siria, occorre porre a confronto l’Italia con gli Stati Uniti. Il che significa porre a confronto un sistema politico che promuove la pace con un sistema politico che promuove la guerra.

Chiariamo, comparando.

Dopo il crollo di Gheddafi, l’Italia ha profuso il massimo sforzo per arrestare la guerra e favorire la pace. Ciò è dimostrato dal fatto che l’Italia ha imposto l’embargo delle armi verso la Libia. È elementare: se un Paese povero non riceve armi, il povero Paese non spara. E così è stato. La guerra civile in Libia è a bassa intensità per numero di morti e scontri armati che, quando si verificano, ad esempio a Tripoli, sono scaramucce più che battaglie. Di contro, gli Stati Uniti hanno investito milioni di dollari per alimentare la guerra civile in Siria, dove si sono formati due blocchi di potenze che si fronteggiano. Da una parte, Stati Uniti, Arabia Saudita, Qatar e Turchia; dall’altra, Russia, Iran e milizie sciite di Hezbollah. Il blocco guidato dagli Usa arma i ribelli siriani per rovesciare il dittatore della Siria e sostituirlo con un presidente filo-americano, mentre il blocco guidato dalla Russia combatte per difenderlo. La guerra in Siria è, di fatto, terminata, anche se prosegue. Il 30 settembre 2015, Putin ha inviato il suo esercito a combattere contro i ribelli siriani appoggiati dagli Usa. Siccome gli americani non intendono sparare sui soldati russi, altrimenti scoppierebbe qualcosa di simile alla terza guerra mondiale, i ribelli siriani sono destinati a soccombere perché non hanno i mezzi per difendersi dall’esercito di Putin. Aleppo è caduta e, ovviamente, cadrà anche la regione del Ghouta, dove si combatte.

La domanda è: se gli Usa sanno di non poter fare niente per contrastare l’avanzata dell’esercito di Putin, perché non si rassegnano all’evidenza e siglano un accordo per pacificare la Siria? Ecco la risposta: i governanti americani alimentano la guerra civile in Siria per quattro ragioni che consentono la comparazione tra Italia e Stati Uniti.

La prima ragione è di tipo culturale. Per i governanti americani, la guerra è un fatto normale che non pone particolari problemi di coscienza. Gli americani sono il più grande popolo guerriero della Terra. L’estensione del loro dominio non ha eguali nella storia. Dal momento che i popoli guerrieri fanno le guerre, gli americani si trovano a loro agio in Siria. La seconda ragione per cui gli americani alimentano la guerra in Siria è di tipo economico. Gli Stati Uniti, a differenza dell’Italia, spendono 560 miliardi di dollari l’anno per la difesa ovvero per prepararsi alla guerra. Poche settimane fa, il 26 gennaio, Trump ha annunciato di voler arrivare a 716 miliardi entro il 2019.

Nessuna classe politica fa un investimento economico immenso per poi tenerlo inutilizzato. Chiunque spenda così tanti miliardi per costruire armi è tenuto a utilizzarle, altrimenti sprecherebbe i suoi soldi. La terza ragione è che gli americani – a differenza degli italiani che sono a due passi dalla Libia – non ricevono alcun danno particolare nel prolungare la guerra civile in Siria. I profughi siriani e i militanti dell’Isis si riversano in Europa e non negli Stati Uniti, che sono troppo lontani perché separati dall’Oceano. Il commando dell’Isis che colpì Parigi, il 13 novembre 2015, non avrebbe mai potuto raggiungere New York incamminandosi dalla Siria. La quarta ragione per cui gli americani alimentano  la guerra in Siria è che costringono Putin a spendere milioni di dollari per difendere Bassar al Assad, imponendogli di ridurre gli investimenti per armare l’esercito in Ucraina dell’est. L’idea fondamentale della Casa Bianca è di intrappolare Putin in un guerra prolungata per dissanguarlo economicamente. Se Putin si agita in Siria, deve calmarsi in Ucraina dell’est. Tra i principali Paesi dell’Unione Europea, la Francia è quello che si avvicina di più agli Stati Uniti. Quello che si allontana maggiormente è l’Italia. Talvolta gli italiani hanno complessi di inferiorità verso americani e francesi. Davvero non se ne comprende la ragione. La politica internazionale è lo specchio di un popolo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano in Italia dedicato alla politica internazionale

di Alessandro Orsini

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.