Niger: la Francia seleziona i richiedenti asilo da accogliere

Pubblicato il 27 febbraio 2018 alle 8:35 in Francia Immigrazione

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Gli ufficiali francesi in Niger stanno effettuando una selezione molto rigida dei richiedenti asilo locali che vorrebbero raggiungere la Francia.

È quanto si apprende da un articolo pubblicato dal New York Times, in cui viene affermato che i burocrati francesi stanno espandendo i confini della Francia per migliaia di chilometri all’interno dell’Africa. Ogni giorno, gli ufficiali di Parigi intervistano i richiedenti asilo e decidono a quanti e a quali di loro dare la possibilità di avere un biglietto aereo per la Francia ed evitare viaggi rischiosi attraverso i Paesi africani e il Mediterraneo. Un vice capo della missione francese in Niger, Bergier-Diallo, ha riferito che le autorità francesi “stanno evitando che le persone muoiano in mare”. Tuttavia, il quotidiano americano nota che soltanto pochi nigerini ottengono il permesso di raggiungere la Francia in modo sicuro. A suo avviso, il messaggio che le autorità di Parigi voglio mandare, in realtà, suggerisce agli abitanti del Niger di non lasciare il Paese per rischiare la vita nel Mediterraneo con l’ulteriore possibilità di vedere la propria richiesta di asilo negata, una volta raggiunta la Francia.

Tale strategia, spiega il New York Times, fa parte della difesa che l’Europa ha messo in atto per cercare di contenere i flussi migratori dall’Africa. Se finora l’Italia era stata accusata di aver concluso patti con i gruppi di militanti libici per fermare le partenze dalle coste del Paese nordafricano, adesso, sembra essere arrivato il turno della Francia. “C’è un approccio molto più attivo per convincere i migranti a non lasciare i loro Paesi”, ha spiegato Phillipe Dam, di Human Rights Watch (HRW). L’attività francese in Niger, in particolare, è stata definita dal quotidiano americano “troppo tardiva e troppo piccola”, e costituisce altresì il rovescio di una nuova legge migratoria proposta la scorsa settimana dal presidente francese, Emmanuel Macron, volta a rimpatriare numerosi migranti presenti in Francia, nei propri Paesi di origine.

Il 21 febbraio, il governo di Macron ha presentato una proposta di legge controversa sull’immigrazione, che ha provocato le critiche da parte delle organizzazioni umanitarie e da numerosi membri dello staff del presidente stesso. Come spiega il quotidiano tedesco Deutsche Welle, Macron, in carica dal 14 maggio 2017, è stato spinto ad agire nell’ambito migratorio dalla crescita dei consensi intorno alla leader del partito di destra National Front, Marie Le Pen, che aveva basato la propria campagna elettorale su iniziative anti-migranti. La nuova legislatura proposta dal presidente francese prevedrebbe:

  • Multe fino a 3.750 euro o un anno di prigione per tutti coloro che attraversano illegalmente i confini all’interno dell’Unione Europea;
  • Detenzione di 90 giorni per coloro che presentano richieste di asilo per due volte;
  • Dimezzamento del tempo in cui i richiedenti asilo possono presentare ricorso nel caso in cui la loro richiesta venga negata;
  • Velocizzare la deportazione di coloro che vengono ritenuti essere “migranti economici”;
  • Ridurre il tempo medio di attesa per le domande di asilo da 11 a 6 mesi.

Il ministro dell’Interno francese, Gerard Collomb, ha definito la nuova legge “bilanciata” e in linea con le procedure europee, ritenendo che se la Francia non adotterà misure più rigide, comincerebbe ad attrarre tutti quei migranti che vengono respinti da altri Paesi europei. Tale legislazione, tuttavia, ha provocato una spaccatura nella coalizione governativa, in quanto molti sostenitori di Macron, come il giurista Jean-Michel Clement, ritengono che la nuova legge andrà a discapito dei più vulnerabili.

L’articolo del New York Times si conclude affermando che, nonostante i metodi europei per gestire il fenomeno migratorio siano discutibili, nel 2017 ci sono stati risultati evidenti. Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), l’anno scorso sono giunti in Europa via mare 171,635 migranti. Di questi, 119,369 sono sbarcati in Italia, 21,663 in Spagna, 29,595 in Grecia e 1,067 a Cipro. Si è trattato di una netta diminuzione rispetto ai 363,504 arrivi via mare avvenuti nel continente europeo nel 2016, pari a meno della metà. Inoltre, tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, sono state avviate procedure di rimpatrio dalla Libia, dove centinaia di migliaia di migranti sono rimasti bloccati nei centri di detenzione, subendo violenze e vivendo in condizioni molto gravi. Ad oggi, sono circa 100.000 i cittadini nigerini che sono stati riportati nel Paese dai territori libici.

Occorre ricordare, inoltre, che la Francia è stato il primo Paese europeo ad accogliere i migranti che sono stati evacuati dalla Libia in Niger dalla UN Refugee Agency. L’11 novembre 2017, il Ministero dell’Interno francese ha spiegato che, entro il gennaio 2018, 25 migranti di origini eritree, etiopi e sudanesi, tra cui 15 donne e 4 bambini, precedentemente evacuati dalla Libia al Niger, sarebbero stati trasferiti in Francia. Tali individui avevano raggiunto il Niger grazie all’aiuto della UN Refugee Agency, dopo aver vissuto per lungo tempo in condizioni molto gravi in Libia.

Il Niger è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. In particolare, l’instabilità politica, sociale ed economica che caratterizza il Paese africano da quasi sessant’anni ha contribuito favorire le attività dei trafficanti di esseri umani. Da quando la Libia è scivolata nel caos, a partire dall’ottobre 2011, mese in cui venne rovesciato il dittatore Muammar Gheddafi, i confini con il Niger sono divenuti un territorio particolarmente propizio sia per i trafficanti di esseri umani, sia per i gruppi terroristici locali.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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