Turchia: Afrin esclusa dalla tregua dell’ONU

Pubblicato il 26 febbraio 2018 alle 14:46 in Siria Turchia

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La Risoluzione delle Nazioni Unite in merito all’imposizione di una tregua in Siria per 30 giorni non riguarderà l’operazione Ramo d’Olivo che Ankara sta combattendo ad Afrin, nel territorio settentrionale della Siria, al confine con la Turchia, secondo quanto riferito dal portavoce del Ministero degli Esteri turco, Hami Aksoy.

Domenica 25 febbraio, Akoy si è espresso favorevolmente nei confronti della decisione dell’ONU, ma ha chiarito che la tregua non riguarderà la campagna militare turca nel distretto di Afrin. In questo senso, il portavoce del Ministero degli Esteri turco ha dichiarato: “Accogliamo la Risoluzione adottata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, in risposta al peggioramento della situazione umanitaria in tutta la Siria e, in particolare, nel territorio del Ghouta orientale, che chiede, senza indugio, la fine delle ostilità” e ha aggiunto: “La Turchia, mentre continuerà a fornire assistenza umanitaria al popolo siriano per sollevarlo dalla sofferenza e a sostenere gli sforzi della comunità internazionale, in particolare dell’ONU, allo stesso tempo, continuerà gli sforzi per porre fine al conflitto che costituisce il cuore della crisi umanitaria siriana e proseguirà nella lotta contro le organizzazioni terroristiche che minacciano l’integrità territoriale e l’unità politica della Siria”.

Sabato 24 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva approvato all’unanimità la Risoluzione che impone una tregua di 30 giorni in Siria, per permettere l’accesso degli aiuti umanitarie e le evacuazioni mediche. La decisione era stata adottata in seguito all’escalation di violenza che aveva colpito la regione del Ghouta orientale durante la settimana precedente. Secondo i dati riferiti sabato 24 febbraio dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, il bilancio delle vittime sarebbe stato di 520 morti, tra i quali 127 bambini e 75 donne, e di più di 2.500 feriti. Su espressa richiesta di Mosca, fanno eccezione a questa tregua “individui, gruppi ed entità affiliati con Al-Qaeda e con lo Stato Islamico, così come altri gruppi terroristici riconosciuti dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

In merito all’esclusione di Afrin dalla tregua, alcune fonti turche hanno riferito al quotidiano Hurriyet Daily News che la Risoluzione non può includere l’operazione Ramo d’Olivo, dal momento che “la Turchia non è una parte coinvolta nel conflitto e sta solo portando avanti un’operazione mirata a garantire l’integrità territoriale e la sicurezza dei confini della Turchia”. In questo contesto, le fonti hanno aggiunto che si tratta di “un’operazione condotta secondo le decisioni delle Nazioni Unite di proteggere il diritto all’autodifesa contro il terrorismo che minaccia la sicurezza del confine e l’integrità territoriale della Turchia e nel rispetto dell’integrità territoriale della Siria, nel contesto del diritto all’autodifesa, previsto dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e dalle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU n. 1624, 2170 e 2178”.

La Turchia aveva lanciato l’operazione Ramo d’Olivo nel distretto di Afrin il 20 gennaio, con l’obiettivo di “liberare il territorio dal terrorismo” e di stabilire una zona cuscinetto dell’estensione di 30 km al confine tra Siria e Turchia. La campagna militare è mirata a combattere le People’s Protection Units (YPG), le milizie curde che hanno la propria base nel territorio, considerate illegali da Ankara, in quanto membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK).

In un comunicato emanato lunedì 26 febbraio, il capo di Stato maggiore turco, il generale Hukusi Akar, ha dichiarato che le forze di Ankara avrebbero “neutralizzato” circa 2.059 militanti dall’inizio dell’operazione. Il termine “neutralizzato” viene utilizzato dalle autorità per indicare l’uccisione, la cattura o la resa dei militanti.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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