Il Pakistan rischia la lista nera del FATF per finanziamento del terrorismo

Pubblicato il 26 febbraio 2018 alle 18:26 in Asia Pakistan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Se non riuscirà a mettere in atto un piano efficace per eliminare la minaccia terroristica dal proprio territorio entro il mese di giugno, il Pakistan potrebbe essere inserito nella lista nera della Financial Action Task Force (FATF). Tale organismo intergovernativo, formato da 37 nazioni, è stato istituito nel 1989 dai ministri delle giurisdizioni dei Paesi membri, con l’obiettivo di promuovere l’effettiva attuazione delle misure legali, regolamentari e operative per combattere il riciclaggio di denaro, il finanziamento del terrorismo e altre minacce legate all’integrità del sistema finanziario internazionale.

La notizia è stata riportata dal quotidiano pakistano The Dawn, il quale riferisce che, la scorsa settimana, in occasione del meeting plenario a Parigi, il FATF ha affermato che il Pakistan deve essere tenuto sotto controllo, in quanto sospettato di finanziare il terrorismo. Tuttavia, venerdì 23 febbraio, l’organismo ha emesso una “lista grigia” in cui ha annoverato quei Paesi le cui giurisdizioni sull’antiriciclaggio strategico e il contrasto al finanziamento del terrorismo per le quali è stato sviluppato un piano d’azione con il FATF presentano carenze. In altre parole, tale lista indica gli Stati che, nonostante abbiano attuato un piano di azione su indicazione dell’organismo, presentano ancora problemi. Il Pakistan non vi è stato inserito, in quanto non ha ancora elaborato le richieste presentate dal FATF per eliminare definitivamente i legami con il terrorismo.

Gli Stati Uniti, tuttavia, avevano cercato di persuadere gli altri membri del gruppo a inserire il Pakistan nella lista grigia, dove era stato presente per tre anni di seguito fino al 2015. Tale fatto ha provocato la reazione delle autorità di Islamabad, le quali hanno accusato Washington di voler mettere in imbarazzo il Pakistan. Le relazioni tra Washington e Islamabad, dopo un’apparente riconciliazione avvenuta a fine ottobre 2017, con la visita del segretario di Stato americano, Rex Tillerson, sono nuovamente peggiorate con l’inizio del 2018. Il primo gennaio, Trump ha tuonato contro il Pakistan su Twitter, accusandolo di prendere in giro Washington circa la lotta contro i terroristi e, tre giorni dopo, ha annunciato la sospensione degli aiuti al Paese asiatico. Fin dall’annuncio della nuova strategia americana in Afghanistan e nella regione, avvenuto il 21 agosto 2017, il presidente americano aveva esortato il Pakistan, considerato un rifugio sicuro per i terroristi, a impegnarsi maggiormente nel contrasto dei militanti. Tali accuse sono sempre state smentite dal governo pakistano, il quale afferma di essersi distinto nella lotta contro il terrorismo, affrontando costi immensi, sia in termini di vite, sia in termini di denaro.

Nel corso della riunione del FATF, al contrario, Cina, Turchia e Arabia Saudita, la quale rappresenta il Gulf Cooperation Council (GCC) in seno all’organismo, si sono opposte all’inserimento del Pakistan nella lista grigia. Adesso, entro il mese di giugno, il Pakistan

Il FATF conduce uno studio approfondito del sistema finanziario di un Paese, noto come “valutazione reciproca”, per evitare che questo venga inserito nella lista nera. La prossima valutazione inizierà nel mese di aprile e potrà richiedere 18 mesi per il suo completamento, e altri 12 mesi di analisi. Alla fine della valutazione diventerà operativo un piano d’azione concordato per superare le “carenze strategiche”. Alla luce di ciò, entro giugno, il Pakistan dovrà elaborare i dettagli del processo di valutazione con il FATF e, nel caso in cui non dovesse riuscire ad attuare n piano efficace, potrebbe finire nella lista nera dei violatori intenzionali.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.