Armi iraniane in Yemen: l’ONU al voto

Pubblicato il 26 febbraio 2018 alle 13:37 in Iran Yemen

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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe riunirsi lunedì 26 febbraio per votare in merito a una bozza di Risoluzione, presentata da Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia, che condanna l’Iran per aver violato l’embargo sulle armi imposto allo Yemen, inviando missili e droni agli Houthi.

In merito alla questione, sabato 24 febbraio, l’ambasciatore del Kuwait presso le Nazioni Unite, Mansour Al-Otaiba, che è l’attuale presidente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ha dichiarato: “Stiamo ancora lavorando sul testo, ma abbiamo intenzione di adottarlo lunedì mattina”. Per essere approvata, la decisione ha bisogno di 9 voti a favore e che nessuno dei Paesi fondatori, ossia Russia, Cina, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, oppongano il veto. Si teme, tuttavia, che la Russia possa bloccare il progetto, dal momento che l’ambasciatore russo presso l’organizzazione internazionale. Vassily Nebenzia, ha dichiarato che si opporrà alla Risoluzione, affermando che questa dovrebbe riguardare il rinnovo dei lavori degli esperti che monitorano il rispetto delle sanzioni imposte allo Yemen.

La bozza di Risoluzione, che rinnova l’embargo imposto allo Yemen per il periodo di un anno, era stata presentata ai Paesi membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 16 febbraio, sulla base di un report redatto dagli esperti dell’organizzazione internazionale, secondo il quale i missili sparati dagli Houthi contro il territorio dell’Arabia Saudita nel 2017 sarebbero stati prodotti in Iran. In questo contesto, il progetto condanna Teheran per aver violato l’embargo sulle armi del 2015 e chiede l’imposizione di ulteriori misure per far fronte a tali infrazioni.

Secondo il documento, che era stato consegnato al Consiglio dell’ONU il 12 gennaio, Teheran avrebbe fornito ai ribelli yemeniti i missili balistici con i quali gli Houthi avrebbero tentato di colpire il territorio nazionale saudita, violando in questo modo l’embargo sulle armi che era stato imposto allo Yemen. Nel 2014, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva adottato la risoluzione n. 2140 che imponeva un embargo sulle armi, un divieto di viaggio e il congelamento dei beni nei confronti degli individui e delle entità yemenite indicate nel documento. Successivamente, il Consiglio aveva adottato la Risoluzione n.2216 del 2015, che imponeva ai ribelli di ritirarsi dalle aree conquistate durante i conflitto, di rinunciare alle armi sequestrate dalle istituzioni militari e di sicurezzae un embargo sulle armi, e n.2342 del 2017, che rinnovava le misure imposte dalla Risoluzione del 2014 fino al 28 febbraio 2018.

In questo contesto, nel report si legge: “Gli esperti sono giunti alla conclusione che i resti del missile sono legati alle attrezzature e ai droni militari di origine iraniana e che questi sono stati introdotti in Yemen dopo l’imposizione dell’embargo imposto su tali armi”. Il gruppo di esperti, tuttavia, non è riuscito a stabilire chi fosse il fornitore delle armi, dal momento che Teheran non avrebbe fornito alcuna informazione a riguardo. Secondo il documento, dunque, l’Iran “non ha adottato le misure necessarie per impedire la fornitura diretta o indiretta, la vendita o il trasferimento di missili balistici Burkan-2H a corto raggio, serbatoi di stoccaggio da campo per razzi a propellente liquido e droni Ababil-T (Qasef-1)” agli Houthi.

Sia l’Iran sia gli Houthi hanno più volte respinto tali accuse, affermando che le forze armate dello Yemen avrebbero rafforzato le capacità missilistiche da sole. Oltre a ciò, Teheran ha chiesto agli Stati Uniti e all’Europa di smettere di vendere armi all’Arabia Saudita e agli altri “aggressori che, ogni giorno, uccidono il popolo yemenita innocente”.

Lo Yemen è dilaniato dalla guerra civile dal 21 marzo 2015. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere, da un lato, gli Houthi, un gruppo zaidita sciita, dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta direttamente nel conflitto il 26 marzo 2015, a capo della coalizione araba, che supporta il presidente destituito, Rabbo Mansour Hadi. Teheran, invece, sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo. Sia la coalizione a guida saudita sia l’Iran mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, ampliando così l’influenza sciita o sunnita nella regione. 

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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