Siria: le reazioni di ribelli, Iran e Turchia all’indomani della tregua

Pubblicato il 25 febbraio 2018 alle 11:43 in Iran Siria

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In seguito all’approvazione della tregua di 30 giorni in Siria, decisa dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’Iran e i ribelli fanno sapere che intendono rispettare quanto stabilito; la Turchia accoglie la Risoluzione.

Il comandante delle forze iraniane presenti sul posto, il generale Mohammad Baqeri, ha affermato che le sue truppe rispetteranno la risoluzione di tregua, come pure farà la Siria. Tuttavia, alcune zone della periferia di Damasco, che sono in mano ai terroristi, sono esonerate dal cessate-il-fuoco. In questi luoghi, Baqeri ha annunciato che le operazioni iraniane continueranno. Lo ha riferito l’agenzia di stampa semi-ufficiale di Teheran, Tasnim.

Anche i ribelli impegnati sul fronte siriano si atterranno a quanto previsto dal Consiglio dell’Onu. In dichiarazioni separate, la coalizione islamista Jaish al-Islam e il gruppo di ribelli siriani Failaq al-Rahman hanno annunciato che rispetteranno la tregua per proteggere i convogli di aiuti sanitari e umanitari che entreranno nell’enclave poco distante da Damasco. I ribelli hanno affermato che si atterranno al cessate-il-fuoco, ma risponderanno a ogni eventuale violazione dello stesso che il governo siriano e i suoi alleati dovesse compiere.

Domenica 25 febbraio, la Turchia ha reso noto di aver accolto positivamente la Risoluzione sul cessate-il-fuoco. A farlo sapere è una dichiarazione rilasciata dal portavoce del ministero degli affari Esteri del Paese.

Il Consiglio dell’Onu – composto da 15 Paesi membri, di cui 5 permanenti, ossia Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti – si è riunito nel pomeriggio di sabato 24 febbraio dopo un duplice rinvio e ha votato unanimemente in favore del cessate-il-fuoco in Siria, volto a garantire l’accesso di aiuti medici e umanitari nelle aree coinvolte dal conflitto.

La decisione del Consiglio di Sicurezza fa seguito a una settimana di intensi bombardamenti portati avanti dal governo siriano, guidato dal presidente Bashar Al-Assad, contro i ribelli situati in un’enclave del Ghouta orientale. L’offensiva è iniziata nella serata di domenica 18 febbraio e sta continuando tuttora. Finora i bombardamenti hanno causato la morte di oltre 370 civili, tra i quali donne e bambini, e il ferimento di oltre 1500 persone. Al riguardo, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in precedenza ha affermato che la situazione nella regione assomiglia “all’inferno in Terra”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e  redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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