Myanmar: UE imporrà sanzioni per l’uccisione dei Rohingya

Pubblicato il 25 febbraio 2018 alle 11:17 in Europa Myanmar

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L’Unione Europea comincerà a preparare una serie di sanzioni da imporre sui generali del Myanmar, in seguito all’uccisione di alcuni membri della minoranza etnica musulmana dei Rohingya.

L’obiettivo del blocco europeo è quello di punire l’esercito del Paese per gli abusi perpetrati, probabilmente imponendo nuovi divieti di viaggio e congelando i patrimoni, allineandosi così alle restrizioni già imposte dai governi degli Stati Uniti e del Canada.

I ministri degli Esteri del blocco chiederanno all’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, che le sanzioni vengano imposte il più velocemente possibile contro i membri senior dell’esercito birmano, accusati di non aver rispettato i diritti umani. Inoltre, i ministri domanderanno alla Mogherini e al Servizio europeo per l’azione esterna (EEAS) di trovare un modo per rafforzare l’embargo sulle armi, risalente agli anni ’90, imposto dall’Unione Europea contro il Paese asiatico.

Ad oggi, non sono ancora stati rivelati i nomi dei generali che verranno colpiti dalle restrizioni. Tuttavia, già a dicembre 2017, gli Stati Uniti avevano sanzionato il generale maggiore Maung Maung Soe, accusato di aver inasprito le azioni contro i Rohingya, e di solito le liste stilate dall’Unione Europea riguardanti le persone che verranno colpite da questo tipo di misure coincidono con quelle statunitensi.

La decisione del blocco europeo di considerare un’azione del genere contro i membri dell’esercito birmano mostra qual è l’attuale situazione presso il Consiglio di Sicurezza, dove è stata opposta resistenza all’imposizione di sanzioni contro l’esercito birmano. A febbraio, la Russia e la Cina, che detengono il diritto di veto in seno all’organizzazione delle Nazioni Unite, avevano sostenuto che la situazione nello Stato di Rakhine è stabile e sotto controllo.

La proposta dell’Unione Europea verrà discussa lunedì 26 febbraio, durante uno dei regolari incontri dei ministri degli Esteri del blocco. Nell’occasione, le autorità richiederanno nuovamente il rilascio dei due giornalisti di Reuters, Wa Lone e Kyaw Soe Oo, arrestati il 12 dicembre con l’accusa di aver violato la legge del Paese. I due uomini, originari del Myanmar, stavano documentando la crisi umanitaria del Paese che ha colpito i Rohingya. In particolare, stavano indagando sull’uccisione di 10 membri della minoranza etnica, ritrovati in una fossa comune.

Il portavoce del governo del Myanmar, Zaw Htay, non si è reso disponibile per discutere le sanzioni, mentre il portavoce dell’esercito birmano, il generale maggiore Tun Tun Nyi, ha preferito non rilasciare commenti sulla decisione europea.

Dall’ottobre 2016, i Rohingya sono oggetto di una violenta campagna militare condotta dall’esercito del Myanmar, in risposta a una serie di attacchi effettuati dai militanti estremisti dell’ARSA, un’organizzazione nata con lo scopo di difendere la minoranza etnica. Il 24 agosto 2017, in seguito a una nuova serie di attentati alle stazioni di polizia, la situazione nel Paese è peggiorata e l’esercito ha reagito, costringendo più di 650.000 persone a rifugiarsi in Bangladesh. Gli Stati Uniti e le Nazioni Unite hanno definito la situazione una “pulizia etnica”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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