Kashmir: scontri tra India e Pakistan, civili in fuga

Pubblicato il 25 febbraio 2018 alle 11:30 in India Pakistan

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India e Pakistan sono stati coinvolti in scontri di artiglieria nella contesa regione del Kashmir, costringendo centinaia di civili a fuggire dal luogo.

Nella giornata di sabato 24 febbraio, nuovi scontri tra le truppe dei due Paesi hanno provocato un’escalation violenta nella regione, in particolare nel settore Uri della cosiddetta Linea di Controllo che spartisce il territorio himalaiano a maggioranza musulmana. A riferirlo sono state le forze di polizia locali. Non è chiaro l’inizio della dinamica né chi abbia aperto il fuoco. Un soprintendente di polizia, Imtiaz Hussain, ha affermato che l’offensiva è partita dall’esercito pakistano ed è stata indirizzata contro il distretto Uri, dove centinaia di residenti hanno successivamente lasciato le proprie abitazioni. Le forze indiane avrebbero poi risposto al fuoco, secondo quanto affermato da un ufficiale di Nuova Delhi. Hussain ha affermato che le autorità pakistane hanno esortato i civili che vivono nei pressi della linea di controllo, dal lato indiano, a fuggire dall’area, in quanto la situazione era pericolosa. Egli ha inoltre affermato che circa 700 persone hanno trovato rifugio presso una struttura scolastica del distretto di Uri. Il ministro degli Esteri del Pakistan, Sartaj Aziz, ha condannato l’escalation violenta, affermando che dall’inizio del 2018 17 civili pakistani sono stati uccisi dai proiettili indiani lungo il confine della linea di controllo.

Si tratta del primo episodio in cui si verificano violenti scontri di armi da fuoco tra le due fazioni rivali dalla messa in atto del cessate-il-fuoco del 2003 lungo i confini della regione contesa. Le tensioni erano già scoppiate il 12 febbraio 2018, in seguito a un attacco pakistano contro un accampamento militare indiano nel Kashmir. Durante tale assedio sei soldati indiani sono rimasti uccisi. L’India accusa il Pakistan dell’attacco e ha affermato che “gliela farà pagare per la disavventura”.

I due eserciti si sono scambiati a intermittenza scariche di proiettili negli ultimi due anni, periodo nel quale la relazione bilaterale tra i due Paesi si è progressivamente deteriorata, destando nuove preoccupazioni sul rispetto del cessate-il-fuoco vigente da 15 anni tra India e Pakistan, entrambi armati di arsenale nucleare.

A partire dall’ottenimento dell’indipendenza dalla Gran Bretagna, che risale al 1947, India e Pakistan hanno combattuto due guerre per determinare la sovranità sulla regione del Kashmir. I due Stati confinanti rivendicano entrambi di diritto l’intero territorio, nonostante allo stato attuale esso sia spartito tra i due contendenti, con il Pakistan che controlla circa un terzo del Kashmir e l’India circa la metà. La parte centro-meridionale del Kashmir, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India. L’Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, le porzioni nord-occidentali, sono sotto la giurisdizione del Pakistan. La zona nord-orientale, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina.  In questo contesto, l’India accusa il Pakistan di concertare una rivolta separatista nel territorio controllato da Nuova Delhi. I pakistani musulmani respingono le accuse secondo le quali fornirebbero materiali e armi ai ribelli separatisti del Kashmir indiano per aiutarli a insorgere, e hanno lanciato un appello ad organizzare una serie di negoziati per risolvere i principali disaccordi tra il Paese e l’India.

La linea di controllo dei confini tra i due Paesi è stata stabilita dalle Nazioni Unite al termine della guerra indo-pakistana del 1971, come linea del cessate il fuoco dietro cui dovevano attestarsi gli eserciti dei due Stati belligeranti. Prese poi il nome di “linea di controllo” con la firma dell’accordo di Simla, il 2 luglio 1972. Nonostante dal 2003 sia in vigore un cessate il fuoco tra Islamabad e Nuova Delhi, nelle zone di confine si verificano frequenti violazioni da entrambe le parti all’accordo. Nell’area Jammu e Kashmir, in particolare, ci sono diversi gruppi separatisti che favoriscono l’annessione della zona al Pakistan e altri che ricercano l’indipendenza della regione, con insurrezioni che mirano a colpire il governo indiano. Sono più di 70.000 le persone che hanno perso la vita negli scontri tra i ribelli e le forze armate di New Delhi. Sebbene molti gruppi ribelli d’opposizione siano stati soppressi, resta una forte opposizione pubblica al governo e all’esercito dell’India.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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